L'Alchimista
Il silenzio mi ha sempre coperto dal freddo incessante delle parole, senza senso e senza nessun ponte, per arrivare oltre a quello che vediamo.
Al bisbiglio inutile di parole e frasi, dettate dal quotidiano e solo dal momento, ho sempre o quasi, preferito la coperta del silenzio, dove rotolano senza alcun rumore intrecciate lettere, che insieme a vocali diventano profondi pensieri.
Essi valicano il confine della materia e si dirigono sulla vetta alta, all’apice del cucuzzolo di neve, dove splende la vera luce e insieme ad essa, poi, velocemente scompaiono.
Questo diceva l’alchimista di parole, seduto accanto al fuoco.
Si riscaldava le mani fredde e secche, ringraziava continuamente la legna che ardeva e che gli donava calore. Ringraziava anche ogni albero della foresta che la produceva e la custodiva. A tratti alzava gli occhi al cielo, poi, muto restava per ore, osservava la fiamma che sempre arde delle stelle e quando le stesse perdevano qualche pezzo, che scendeva veloce dal cielo e accarezzava la terra, lui si esaltava, gridava, pregava. Si sentiva in quei momenti un piccolissimo pezzo del tutto. Si ascoltava armoniosamente come il massimo degli strumenti di Dio sulla terra:“Uomo” L'alchimista era un solitario.
Non voleva dividere il suo pezzo di vita con nessuna persona al mondo era geloso di quello, che con fatica e impegno, si era conquistato nella sua casa di dentro.
Casa che aveva abbellito col tempo trascorso del passato, dove c’era tutto quello che serviva a un uomo. C’era poesia che l’attendeva ogni sera e ogni mattina. C’era racconto che fungeva da specchio. Serenità che lo coccolava e c’era anche il prezzo più pregiato della casa:“Amore“ che lo bagnava dei suoi baci caldi ogni qualvolta lui desiderava affetto, si lasciava così andare... Poi si era circondato di tanti compagni di avventura e di imprese, molti di questi erano vestiti di pagine, con magiche parole che trasportavano il suo spirito in giro per il mondo, stavano bene insieme, a volte si addormentava tenendo nelle mani qualcuno di loro.
Stava bene nel regno creatosi. Silenzio lo avvolgeva nella sua coperta calda e lui, riscaldatosi, pregava a voce alta. Pregava per quello che vedeva e sentiva nel suo cuore e anche fuori di esso.
Un giorno salì sulla vetta della bianca e fredda montagna in cerca della parte più alta di sé.
Si sedette sotto a un albero di Pino selvatico,
incrociò i piedi e si attese.
Quando arrivò la parte alta di lui dormiva
e solo un lieve fruscio, scappato al silenzio, lo svegliò, si accese in una fiamma di fuoco, si comprese del tutto e si scompose nel tutto.
Sparì nella notte sotto i cadenti detriti di pezzi di stelle. Non si seppe più nulla di lui. Divenne bosco e montagna, fiume e ruscello, fuoco e altro divenne, sparendo anche da queste col tempo.
Divenendo altro e altro ancora per l’eterno tempo.
A ogni cosa mancò,
persino alle stelle i suoi occhi mancarono in ogni notte!
Al bisbiglio inutile di parole e frasi, dettate dal quotidiano e solo dal momento, ho sempre o quasi, preferito la coperta del silenzio, dove rotolano senza alcun rumore intrecciate lettere, che insieme a vocali diventano profondi pensieri.
Essi valicano il confine della materia e si dirigono sulla vetta alta, all’apice del cucuzzolo di neve, dove splende la vera luce e insieme ad essa, poi, velocemente scompaiono.
Questo diceva l’alchimista di parole, seduto accanto al fuoco.
Si riscaldava le mani fredde e secche, ringraziava continuamente la legna che ardeva e che gli donava calore. Ringraziava anche ogni albero della foresta che la produceva e la custodiva. A tratti alzava gli occhi al cielo, poi, muto restava per ore, osservava la fiamma che sempre arde delle stelle e quando le stesse perdevano qualche pezzo, che scendeva veloce dal cielo e accarezzava la terra, lui si esaltava, gridava, pregava. Si sentiva in quei momenti un piccolissimo pezzo del tutto. Si ascoltava armoniosamente come il massimo degli strumenti di Dio sulla terra:“Uomo” L'alchimista era un solitario.
Non voleva dividere il suo pezzo di vita con nessuna persona al mondo era geloso di quello, che con fatica e impegno, si era conquistato nella sua casa di dentro.
Casa che aveva abbellito col tempo trascorso del passato, dove c’era tutto quello che serviva a un uomo. C’era poesia che l’attendeva ogni sera e ogni mattina. C’era racconto che fungeva da specchio. Serenità che lo coccolava e c’era anche il prezzo più pregiato della casa:“Amore“ che lo bagnava dei suoi baci caldi ogni qualvolta lui desiderava affetto, si lasciava così andare... Poi si era circondato di tanti compagni di avventura e di imprese, molti di questi erano vestiti di pagine, con magiche parole che trasportavano il suo spirito in giro per il mondo, stavano bene insieme, a volte si addormentava tenendo nelle mani qualcuno di loro.
Stava bene nel regno creatosi. Silenzio lo avvolgeva nella sua coperta calda e lui, riscaldatosi, pregava a voce alta. Pregava per quello che vedeva e sentiva nel suo cuore e anche fuori di esso.
Un giorno salì sulla vetta della bianca e fredda montagna in cerca della parte più alta di sé.
Si sedette sotto a un albero di Pino selvatico,
incrociò i piedi e si attese.
Quando arrivò la parte alta di lui dormiva
e solo un lieve fruscio, scappato al silenzio, lo svegliò, si accese in una fiamma di fuoco, si comprese del tutto e si scompose nel tutto.
Sparì nella notte sotto i cadenti detriti di pezzi di stelle. Non si seppe più nulla di lui. Divenne bosco e montagna, fiume e ruscello, fuoco e altro divenne, sparendo anche da queste col tempo.
Divenendo altro e altro ancora per l’eterno tempo.
A ogni cosa mancò,
persino alle stelle i suoi occhi mancarono in ogni notte!
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
Commenti (1)
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Caterina Viola Scimeca19 ottobre 2012
Bellissimo! Letto con vero piacere, mi rispecchio un po' nell'alchimista! Vorrei il suo forte sentire la Vita, essere e sparire come una foglia al vento, leggera come una piuma.
