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Spiritualità 11 marzo 2013 · lettura 7 min · 1360 letture

Diario di bordo

Pasqui 219 racconti pubblicati
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  Mi composi in nove mesi. Un lungo o breve periodo di tempo secondo i calcoli di noi umani che non conosciamo altro che indicazioni preconfezionate, tipo, i giorni del calendario che mostrano il mese, le lancette lunghe dell'orologio che scandiscono i minuti e quelle meno grandi di misura che mostrano le ore. L'arco della nostra vita si racchiude con l'ora della nascita e quella della morte, si conclude il tutto, col certificato del medico curante che imbarazzato compila l'atto del decesso. Certo, questo nascere è un prodigio grandioso; pensate all'impasto e al lavoro che i geni compiono programmati da chi sa, quali regole a noi sconosciute. Compiono un miracolo:" Riparano, aggiustono, difendono la macchina umana come dei veri guerrieri" Sono  i veri precursori dell'esistenza di ogn'uno di noi che abitiamo su questa pietra grande che gira vertiginosamente attorno al sole, mantenendo sempre la stessa distanza e lo stesso ritmo; Questi, sono la vera meraviglia, è il colpo magico che proviene dalla bacchetta della fata. Disegno perfetto, opera di un grande mistero che attraverso il D.n.a. mette insieme l'uomo che siamo, e non solo. Che meraviglia! che splendita magia il nascere e il vivere! Ricordo ancora il battito forte del cuore della mia genitrice che impaziente, non vedeva l'ora dopo nove mesi di liberarsi dal peso che portava, e quindi, di espellermi dalle sue cavità naturali:  “Pompava sangue rosso in gran quantità nel suo corpo esile, era giovane è forte allora mia Madre, quasi una ragazza. Tutto questo accadeva in armonia per compensare lo sforzo di farmi nascere ” Nacqui … Nacqui di Maggio, ma questo mi è indifferente. Presto, venne messa una coccarda celeste fuori alla porta di casa, fu come la notizia del giornale dell'ultima ora, diete l'annuncio all'avvenimento. Fu festa, come in ogni nascita accade venne festeggiata la venuta con dolci e cioccolata sciolta in acqua calda. Mi dissero poi col tempo, che mio Padre rideva come fa un qualsiasi spettatore al grande spettacolo del circolo circense. Tra pagliacci e barzelle e scherzi di ogni genere, tra drometari e scimmie che mostrano la lingua fuori dalla bocca. Rideva, proprio come fanno i bambini innocenti che non sono ancora avvelenati dai pesanti pensieri dell'esistere; Era felice di aver generato insieme alla sua sposa, altra radice. Radice di appartenenza alla specie combinatasi con l'amata donna che condivideva l'esistere e il sentimento dell'amore. Il sole di maggio era quasi rovente, prossima, la bella stagione si sarebbe affacciata al balcone del cielo e del tempo, liberando lo stesso cielo dalle nuvole grigie e dal torpore della natura, che in attesa di tale avvenimento sonnecchiava altrove: " Di sicuro, nell'altra metà della terra." Mentre ciò si succedeva passavo di braccia in braccia, in particolare in quelle delle donne, le quali, mi davano il benvenuto su questa terra, proprio come si fa e facciamo tutti noi, quando  diamo il benvenuto al un nuovo inquilino che si  appresta ad occuppare un nuovo nido sullo stesso pianerottolo. Si sa , la comunità dei nuovi nati è sempre bene accettata, è sacra per poco più di una certa età. Non avevo chiesto a nessuno di venire al mondo, ma ora ci stavo, anche pieno di lacrime e di strilli per l'impatto angoscioso della nascita, ero ora un membro sociale, ero un essere riconosciuto dalla comunità con tutti i diritti e tutte le attenzioni che questo mondo può donare: "A dire il vero poco visto i tempi " Qualcuno o qualcosa da lassù, mentre guardavo la terra dall'alto mi spinse, mi fece cadere attraverso la tenera rosea porta della vita: Il sesso di mia Madre" Giuro, non volevo oltrepassarla, mi opposi, ma nulla impedì il passaggio. Mi ritrovai avvolto nelle lenzuola di lino, bagnato degli umori placentali della partoriente. Fui preso dalle mani di un'ostretica di occasione senza diploma o studio alcuno per tale operazione. Erano altre lancette che misuravano il momento ... Ne è passato di tempo da allora, ancora rifletto il percorso compiuto che mi ha portato ad ora, in questo preciso istante che racconto il tutto pigiando i tasti di un p.c. Non ho mai amato questa vita così com’è, anche se mi sono adattato bene per forza genetica di sopravvivenza innata. L'avrei voluta diversa nella fratellanza e nell'appartenenza alla specie evoluta. Poco colorata di spirito questa vita, per lo più, un grigi colore copre sempre ogni cosa sull'oceanica verità della stessa … Non abbiamo mai abbandonato la torre di Babele, continuiamo a voler toccare un cielo inesistente fatto di intendere in modo diverso la semplicità delle cose, questo, a discapito della limpida verità che regna in ogn'uno di noi. Ho cernito il meglio per il viaggio. Come un Capitano di bordo ho annotare sul diario ogni cosa buona, con lealtà e consapevolezza del viaggio intrapeso ho scelto lo spirito, no la materia. Ho scelto l’etica e non l’ estetica. Ho scelto l’ amore e non la violenza. Ho consacrato la poesia a nave di sostegno. Con l'arte della pittura ho fabbricato remi, con l'aiuto della Musa del suono, vento per  veli spiegate. L’ amore mi ha sempre accompagnato spingendomi nel tempo a divenire quello che ora sono: "Poca cosa mi considero" Mi ha dato forza per navigar sereno in acque straniere. Per il mio senso di curiosità sono andato a nozze nella conoscenza di chi sono, di cosa desideravo e del perchè della venuto da visitatore su questa magnifica terra che viene continuatamente offesa dall'uomo assetato solo dal potere che a nulla porta. Con questo sentimento ho costruito una bandiera con la scritta:" Questa è porta d’ ingresso alla vera vita, non perdete tempo in miserevoli altre cose, il tempo per progredire è breve, si progredisce solo con l'amore" Ho sistemata poi, la bandiera sulla torre del castello, sventola forte con l’ aiuto del vento dentro di me.

 

Lieve, avverto me stesso accarezzato dal tempo.
Come il velo azzurro disteso senza pieghe che copre il mare, mi godo il momento.
Non porto i perché nella serena giornata
dove, nulla soffia.
Accarezzo l’acqua col bacio tenero.
Planano i gabbiani,
stridono al cielo l’allegria del volo.
Ridono i bambini.
Farfalle ... sulle bocche.
Sorride la natura di tutte le creature.
Percepisco l’armonia delle ali, nel viaggio.
Tra i tanti minuscoli cristalli di sabbia umidi, che formano spiaggia,
riconosco me stesso come granello di composizione.
Tocco l’ordine del mare e i suoi confini.
Calmo, tranquillo,
senza increspature di onde,
senza rumori e senza perché.
Godo del momento nell’attimo del tempo.
Abbraccio, con un solo fulmineo pensiero
l’ insieme che si attrae.
Ho occhi d’aquila,
Ho pinne di pesce
sono un navigante,
ho vele dentro per andare oltre.
Oltre il mare.
Oltre il precostituito uomo che sono.        
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Pasqui

La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver

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