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Biografie e Diari 9 settembre 2013 · lettura 7 min · 1452 letture

Grazie signora torni a trovarci

Annamaria Cherchi 57 racconti pubblicati
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Michele Columbu  aveva un fascino irresistibile, guardarlo negli occhi era come lasciarsi travolgere da un’ onda  in una giornata di maestrale. Il suo sguardo acuto pareva volesse leggere i pensieri, trasmettere e   inculcare  il bagaglio delle sue nobili idee. Lo conobbi un sabato al Joli   Hotel in una conferenza sulla lingua sarda, intercalava il suo discorso con  parole  di Ollolai, suo paese natio, ne era sindaco, da dove era partito a piedi verso Cagliari, per una marcia di protesta contro la burocrazia. Al tavolo della presidenza ,con altri intellettuali, era la figura   predominante, riusciva a sdramatrizzare la storia ironizzando sugli avvenimenti più tristi . Finita la conferenza, mi avvicinai, mi presentatò a lui  Italo Ortu, che mi invitò, se lo desiderassi, ad una chiacchierata nella  sede in via Roma al numero 85. La sera stessa ,sotto i portici dove era la loro sede,  mi ritrovai nel salone che dava sul mare, dove campeggiava il simbolo dei Quattro Mori, intorno ad un grande tavolo, sedeva lo stato maggiore, tra cui Carlo Sanna. Mi colpii la loro tristezza, ebbi l’impressione di trovarmi una veglia funebre, parlavano delle sorti della mia terra senza fiducia e forse senza crederci. Solo come una sprovveduta sa fare, presi la parola : cosa ci vuole perché si realizzi il nostro sogno, basterebbe uscire per le strade e raccontare questi progetti alle persone. Michele sorrise, l’ unico che pareva dare importanza a quelle parole. A casa mi aspettavano  i bambini, dopo un po   salutai, Michele mi accompagnò, incrociai il suo sguardo e salutandomi disse: grazie signora, torni a trovarci. Lo presi in parola, per venticinque anni abitai molte ore della mia vita in quella sede. Col passare del tempo, in un archivio colmo di storia, lasciai che la polvere dei documenti, arricchisse le mie scarse conoscenze. Divenni uno dei massimi dirigenti, eletta nel Consiglio Nazionale, per venticinque anni ne fui il segretario, assaporai le soddisfazioni e imparai, la più grande delle lezioni :non era sufficiente alzarsi, uscire per strada parlare con persone che non vogliono ascoltare, e tanto meno, sentire il sacro santo dovere di smentire Cicerone ,che nel processo a Sauro,proconsole romano, oltre duemila anni fa, affermava che i sardi sono talmente stolti da non distinguere la libertà dal servaggio.

Caro Michele,

La nostalgia delle tue parole
che per tanti anni 
hanno nutrito la mia vita,
mi ha spinto a chiamarti.
La tua voce, la stessa,
ma tremula, ricca dei tuoi 
novantacinque anni,
mi hai salutata gentile,
non mi hai riconosciuta,
ti ho detto: sono Anna Maria
te ne ho combinate tante!
Tu le chiamavi Bachisiate.
Che fascino avevi!
Sguardo d’intelligenza viva.
Mettevo da parte 
tutto quello che scrivevi,
Nel settantasette, mi regalasti
un tuo manoscritto:
NEL 2000 ANNIVERSARIO 
DELLA PECORA,
che attuale!
Desidero ricordarti, in quel giorno,
determinante per la mia vita,
in via Roma, mi salutasti con un sorriso, e le tue parole: grazie Signora, torni a trovarci.

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Michele Columbu nasce a Ollolai l’8 febbraio 1914., la sua grande perdita avvenne a Cagliari, 10 luglio 2012.»

L'autore
Annamaria Cherchi
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Ho sempre apprezzato la fierezza del popolo sardo. (Antonio Terracciano)

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