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Biografie e Diari 16 dicembre 2013 · lettura 3 min · 2736 letture

Predi Musu (1876- 1956)

Annamaria Cherchi 57 racconti pubblicati
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PREDI MUSU (+1872- 1956)

Predi Musu che divenne Canonico, era un uomo intelligente e di grande umanità, da come se ne parla   immagino   fosse un gran burlone, lasciò credere ai suoi parrocchiani che avesse dei poteri speciali, tipo: avvitare che i merli mangiassero le ciliegie dal giardino o   qualche calamità come l’ invasione delle cavallette. Ancora  a Villamassargia se ne parla. Questo raccontino, tra i tanti, lo ricordo, per l’ingenuità di chi  credendo, che una   preghiera scritta e tenuta come ciondolo   al collo, potesse evitare la morte, e lo rendesse immune dalle palatole nemiche.   Richiamato in guerra, un “ tale” pensò bene di andare a far visita a Predi Musu affinché gli desse questa benedizione, il vecchio Canonico  non voleva saperne, ben conscio dell’ ingenuità di tale richiesta, ma tanta fu l’insistenza e le suppliche che alla fine si arrese dicendo: bene io ti do una preghiera scritta, la dovrai portare sempre con te, ma bada bene, se la curiosità t’ inducesse a leggere la preghierla prima del ritorno a casa, perderà il potere. L’ ingenuo signore, tanta era la paura che provava, non solo promise, ma in guerra,   era più coraggioso che altri, tanto era la potenza che attribuiva a sa “ punghedda” questo era il nome in vernacolo   del piccolo involucro  . Per tre lunghissimi anni combatté con  coraggio sicuro del   ritorno a casa.   Finita   la guerra, giunto all’ ingresso del paese chiamato allora “ la croce” perchè in quel punto nel XIV° SEC. gli Aragonesi misero una croce in pietra, il fortunato ex combattente, con ansia, prese   sa” punghedda”, con un piccolo coltellino aprì velocemente per leggere la preghiera che lo aveva reso immune dai colpi nemici, aprì il foglietto dove Predi Musu scrisse: Bai a sa guerra,  coit ‘ a  torrai ca   filus de bagassa non di morinti mai! (traduzione – vai in guerra, tornerai presto,  perché i figli di putana non muoiono  mai!)

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Simpatica lettura. (rita iacobone)

Commenti (1)

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Rosafio Giancarlo gyan17 dicembre 2013

Narrazione che incarna lo spirito ironico del prelato, ben descritto con pari metro dall'autrice.