Sempre
Sempre, di questi tempi Pa, attraversava il guado del nulla. Eppure, le strade erano affollate, la fretta sovrana che non conduceva al nulla era regina, le luminarie nelle vie con intermittenza ravvicinata, luccicavano sorrisi fatti di luce. La gente, come formiche impazzite seguiva la scia dei negozi. Comprava regali, belli incartati; da mettere poi, sotto l'albero del solito e sempre uguale Natale. Nelle chiese, il fumo dolce dell’incenso esalava in nuvole spirituali, canti e suoni raggiungevano così, il tetto del campanile, in cerca dell’uscita per ascendere al cielo. Tutto era magico fuori, tutto, alla vista appariva perfetto, o quasi. Il tempo partecipava con fiocchi di soffice neve alla festa. Imbiancava il tutto, ogn’uno in questo modo, poteva colorare sul bianco della strada quello che voleva: < Sogni, pupazzi e propositi di buoni sentimenti.> Tutta questa eccitazione nelle persone spaventava, ma Pa, sapeva … che quest’orgia di felicità, nascondeva il vero sentimento di fine naturale che gli uomini provano alla fine di un ciclo. Come ogni cosa vivente, come gli alberi, che ingialliti del loro vestito, perdono le foglie, e tristi attendono il rinnovo, anche l’uomo, perde se stesso e lascia spazio non volendo al sentimento di vuoto di fine ciclo naturale. Dovrebbe restare in attesa, attendere il risorgere naturale. Invece, ecco che, per sfuggire alla tenaglia del dolore, dell’assenza momentanea di se stessi, la gente s’inventa l’opulenza e la facilità del sorridere; è come nessuno vuole mollare il seno del prosieguo a oltranza. Pa, odiava il Natale e la frenesia, disdegnava i regali e le luminarie. Se ne stava in disparte da questo caotico rincorrersi, rimaneva al caldo, nel tiepido tepore della sua casa che quasi toccava il cielo. Riempiva con candele di cera ogni spazio visivo, e seduto sul divano, si nutriva di libri, silenzi e di raccoglimenti. Il Natale per lui non era una festa, era un raccogliersi spirituale, era semplicemente una fine e un principio di un nuovo ciclo. Periodo, che passava sgranando dal rosario pensieri antichi e momenti vissuti della sua vita. Non si proponeva niente, qualche volta pregava per il dolore degli altri, dimenticandosi perfino di sé, del suo dolore. Attendeva … come ogni cosa in natura, il risorgere della vita, la nuova primavera, sapendo, che proprio grazie a questo, si ha, poi, la certezza di essere e non di avere.
Si muore e si risorge ogni anno.
Ogni anno, ci affanniamo a scappare dal ciclo naturale.
Ci inventiamo feste e balli.
Illuminiamo il tutto fuori, invece di accendere una piccola luce dentro.
Ci inventiamo pranzi opulenti e lo stare insieme. Ci diciamo convinti, che amiamo tutto e tutti, mentre teniamo a bada il drago della bramosia. Siamo strani animali e spesso, sfuggiamo agli uomini che siamo.
Buon Natale Pa.
Nulla da dire in tasca mi resta.
Ho poche monete di lettere
e qualche spicciolo di vocali
da spendere su fogli di carta ruvidi e bianchi.
Sono l’anno che termina il ciclo.
Natura morente in attesa di una nuova primavera ...
Non nego il momento tra i fremiti della gente dentro l’eccitazione del momento.
Preferisco stare nudo, nel silenzio... Preferisco una fioca luce di candela e sognare ... Sognare colorate speranze di vita migliore nel benessere spirituale.Diversa, differente da quello che tutti noi viviamo in questo tempo di oscurantismo sociale e di individualismo perfetto.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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