Il Samurai
Pasqui Lettieri
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Samurai, veri uomini.
La lama della katana scintillò in quel giorno
alle carezze del sole.
Il giallo colore, presto, si macchiò di rosso.
I bordi della famosa spada divennero caldi come
il fuoco: " Divorarono l'aria e bevvero rabbia "
Pronte, s'illuminarono per l'ultimo conflitto
risolutivo nella dimensione di un infinito senza
ragione.
Ero un Samurai, ricordo ...
Avevo una corazza di cuoio
con insegne forgiate delle tante vite vissute sul
petto, non le ricordavo mai, all'istante.
Capelli lunghi e neri di colore che
si abbandonavono sulle spalle.
Il mio nome era Plavita
Che voleva dire: ” Per la vita ”
Mi strinsi le tempie con un foulard nero di colore
per affrontare l’avverso che non conoscevo:
" Vecchi conflitti di luci passate, tempi ignoti alla
coscienza."
La paura non mi colse nel cuore.
Pompava sangue e rabbia, il muscolo irrodato.
La morte vestita di nero si aiutò col buio.
Il giorno, improvvisamente scomparve.
Mi trovai improvvisamente a fronteggiare il
nemico che non conoscevo.
Rumori di ferro oltraggiavano l'udito
La chioma della foresta era fertile di verde
colore.
Ogni rumore, suono, percezione,
improvvisamente cessò dentro
e fuori di me.
Gli uccelli volarono via dalla selva con la
velocità delle loro ali sospinte dal vento.
Questo accadeva per la loro paura delle
emozioni feroci, che echeggiavano nel vuoto.
Il muscolo irrodato dal sangue rosa del
Samurai pompava sangue e cupi pensieri.
La mente dell'uomo si aprì all'universo ...
Le foglie degli alberi tremarono a tale sentire,
percepire …
Si restrinsero nelle pieghe bordare da suture
naturali.
Il rumore, dopo la tregua giunse improvviso
alle orecchie, fu freddo, come gl’inverni rigidi.
Le spade gridarano dal dolore.
Come un fiume scese il sangue sul conflitto
feroce.
Le urla ruppero il manto nero del cielo.
L'angoscia dei morti divenne mare.
Duramente, le lame d'acciaio si
affrontarono con le lame baciate dal sangue.
Luccicava la luce sulle loro lune d'acciaio
temprate dal fuoco.
Alcune katane si spezzarono nell'impatto tra
loro, così, come le ossa di alcuni uomini.
Il sangue si sparse nella terra
inorridita, l'arricchì di minerali e proteine.
Ferito, andò via dal campo, il Samurai ... Accoltellato nel profondo della carne che copriva il cuore, scappò dal conflitto dove il massacro e la morte ebbero vittoria. Fù l'unica a ricevere l'alloro della vittoria la Signora. Il Samurai si sforzò di non ricordare le vittime, il dolore, il sangue che bagnò la terra. Si pentì di tale massacro. L' impetuoso impatto con la Signora Morte fù crudele, tanto sangue si sparse nella terra arida, e tanta voglia di vincere tolse. La soluzione del conflitto ... non si risolse con la battaglia fuori e dentro di lui. Il campo fu saturo di puzza di cadaveri e di brandelli di carne marcia, questo, per la putrefazione dello stato e per la perdita di quel colore rosso vivo dell'uomo che gli dona la forza di muoversi e di essere; Col tempo, il campo di battaglia, divenne nulla e solo ricordo, si vestì di nero la terra, tutto tacque nella polvere di un' istante di un infinito che non conosciamo. Corsi tanto ... Mi spersi nei raggi della luna che attraversarono le cime degli alberi. Un ruscello mi dissetò … Ebbi ancora un sussulto di forza, gridai alla terra la sua malvagità verso i suoi figli. Svenni sul fogliame secco caduto dagli alberi della foresta. Poi, non ricordo null'altro. Morii dissanguato… forse … non ricordo. La morte fu solo una imbucata lettera da una mano sconosciuta. Un passaggio di mano tra postini distratti. Un atomo di un segmento di tempo rimase nel cuore del Samurai, questo, miscelò per breve tempo passato e presente, dirigendosi verso il futuro che ancora non era tale. Compresde in quel tempo, che la vittoria, la battaglia, la guerra o il conflitto, non servivano a nulla, ma quello che occorreva nell'uomo era l'accordo tra i doppi nel cammino comune. Tra luce e buio, tra vita e morte, tra essere e non essere. Capì che bisognava lentamente avanzare nella luce. Lo spargimento di sangue nella foresta servì solo a disprezzare la vita e a null'altro. Il fanatismo non servì a nulla, se non a nutrire la terra di noi. Siamo lettere imbucate da mani ignote che mai conosceremo in questa vita, forse, la prossima si, chi sà ... Depositai la katana nel fodero della vita, mai, e poi mai, l'avrei sfoderata per qualsiasi altro conflitto.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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