Una vita banale (parte tredicesima)
Siamo arrivati alle medie, alla media Mazzini, al tempo dello stabilimento Alcione, ai tempi in cui vado a Popoli e mi faccio nuovi amici.
Insomma al periodo che va dal 1965 al 1968, tra Pescara e Popoli gli amici di due mondi diversi.
Sono successe tante cose in quel periodo, gli anni in cui un ragazzo inizia ad avere 10 11 anni sono comunque anni difficili.
Inizio a scrivere poesie e racconti in quel periodo.
Una casa nuova come ho raccontato nella puntata precedente.
Una casa con i termosifoni e non la stufetta in corridoio.
Mio padre che sta male e mia madre che prende la patente.
Papà aveva portato la macchina durante la guerra, quando era militare a Guidonia, ma poi, non aveva mai preso la patente e noi non avevamo la macchina.
Papà durante la guerra viveva a Popoli ed è li che ha conosciuto mia madre, mamma veniva dalla Sicilia con la famiglia e mio nonno era stato incaricato di innestare le viti di Vittorrito colpito da peronospora.
Mio nonno siciliano era anche lui uno scrittore, aveva scritto un romanzo con la sua vita a partire dalla latitanza in Sicilia durante il fascismo a causa di un suo rifiuto a un barone mafioso del tempo, ma quella è una lunga storia e non posso raccontarla in due righe,
nonno Perricelli era di Linguaglossa, paesino alle falde dell'Etna spesso distrutto dalla lava.
Proprio durante un'estate del periodo delle medie, mia madre mi volle portare a vedere la Sicilia.
Il viaggio in treno durava 36 ore.
Da alcune foto che ho trovato a casa oltre che agli 11 anni in Scilia ci ero stato anche a 2/3 anni, ho una foto sullo "sciecco" asino in siciliano.
Tornerò in Sicilia solo nel! 980 e di quel viaggio nel 1965 ricordo solo mia madre che si riportò delle cassette di frutta, tanta frutta.
Oggi noi abbiamo cellulare, scanner e tante altre cose, ma negli anni 60 non c'erano fotocopiatrici e televisori a colori, nemmeno computer come li abbiamo oggi.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Gli anni Sessanta erano più umani (troppo umani?) (Antonio Terracciano)
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