Una vita banale (parte dodicesima)
Scivolano gli anni, come acqua sullo scivolo di un parco giochi.
Gli anni passano e cambiamo casa, papà stava male e occorreva una casa con i termosifoni, così ci trasferiamo a Piazza Martiri Pennesi.
La banda del "ciccione" non mi disturberà più da quel momento in poi.
La casa è molto più grande e da li a poco verrà anche mio nonno a vivere con noi.
Di quella casa ricordo l'enorme sala, l'ideale per fare storie complicate con i soldatini.
Lo sbarco in Normandia su chiatte di Topolini era esaltante.
Topolino pubblica storie come quella di Atomino Bip Bip, Orazio e l'ametista mai vista, Gambadilegno che va nel regno di Sangrillà, insomma storie bellissime e complesse di autori di un certo peso.
Dal balcone della cucina fingevo di sparare alle rondini con un fucile a gommini, mi si perdoni, era solo un gioco di un bambino.
Nell'appartamento di sotto al mio viveva un ragazzo della mia età con una sorellina più grande di me, la prima cotta fu per lei a 11 anni e naturalmente non ricordo chi fosse.
Al piano di sopra viveva il capitano del Pescara, quando il Pescara era uno squadrone.
Dalla mia cameretta invece vedevo la ferrovia ed ero proprio davanti a un passaggio a livello.
Ogni volta che passava un treno e le sbarre non si rialzavano subito i camion iniziavano a suonare.
MI ero abituato al rumore del treno e sopratutto a quello del campanello della sbarre.
Andammo a trovare la maestra Vitullo a casa, era malata ed era andata in pensione.
Venne anche Paolo La Porta con noi, quello che era un mio grande amico con lui feci tutte le elementari e poi le medie.
Aveva una villa Paolo in via Pizzoferrato, la stradina che dal Tito Acerbo sale verso i Colli.
La sua villa era proprio in curva e non era enorme, ma aveva anche la casa del fattore.
Ricordo il suo cane, noi che si giocava fuori e lui che mangiava solo lonza senza grasso o pane burro e alici.
La ragazza alla pari che gli insegnava inglese, una bella ragazza più grande di noi.
La sua minigonna vertiginosa e le sue gambe non ci erano affatto indifferenti a noi ragazzi delle medie.
Una grande confusione sul sesso, tutti dicevano di sapere tutto e nessuno sapeva davvero nulla.
Il sesso era visto come qualcosa di morboso e sbagliato, grazie pure all'insegnamento delle suore alla dottrina.
Ho cercato di non fare lo stesso errore con i miei figli e anche se oggi i tempi sono cambiati e le informazioni sono alla portata di tutti, non dimentichiamo mai che i ragazzi non hanno mai le giuste informazioni a riguardo.
E' importante riuscire a parlare con i figli e dire loro con semplicità le cose come stanno.
Gli altri, i più grandi parlavano di sesso in modo morboso e io litigai dicendo che mai mia madre avrebbe fatto quelle cose per farmi nascere.
Le paure, i traumi, l'educazione cattolica, il perbenismo provocano disastri.
Poi c'erano i comunisti, c'era il Vietnam, località sconosciute e la mia professoressa della Mazzini inizia a parlarci e farci studiare al guerra.
La professoressa Franceschelli non ha mai cercato di farci capire la sua opinione politica, ma è trapelato da lei un qualsiasi atteggiamento che orientasse il nostro pensiero.
Solo dopo molti anni scoprii che era militante del partito comunista, che era cattolica, ma che aveva una visione del mondo laica.
Con lei inizia a scrivere racconti e lei e la professoressa Del Re di matematica furono le mie due insegnanti che amai profondamente da ragazzino.
Noi siamo il prodotto delle cose che impariamo e degli insegnanti che abbiamo, ovunque voi siate professoresse a voi e a quelli che citerò dopo il mio ringraziamento.
Una buona scuola fa grande un Paese più di qualsiasi altra cosa.
Ma ora basta, ho scritto troppo alla prossima puntata.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Condivido il pensiero della scuola..Bello.. (Annamaria Gennaioli)
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