Una vita banale (parte venticinquesima)
Essere espulso da scuola e non sapere nemmeno i veri motivi, perdere la borsa di studio per tutti gli altri anni voleva dire mettere in crisi la famiglia.
Hanno detto tante cose di me, quasi che io avessi mai nella vita fatto delle scelte per interessi personali, mi spiegassero come, perché ho sempre pagato e duramente.
Mio padre andò a chiedere e così gli fu detto dal vice preside, persona non cattiva, ma di fede provata missina, che l'espulsione era avvenuta a causa del fatto che avevo impedito con la forza ad alcune ragazze di entrare a scuola.
Mai usato la forza, ma di genitori idioti anche oggi se ne trovano e sopratutto di ragazze.
Ho un vago ricordo di un padre prepotente e manesco che teneva la figlia segregata che mi denunciò.
Non sono sicuro di nulla.
Cosa feci?
Riunione immediata in camera del lavoro e vengono proclamati tre giorni di sciopero a Pescara per l'espulsione del sottoscritto e di altri due compagni.
Ormai la Digos mi controllava e pensavano che io fossi chi sa cosa o chi sa chi.
Di noi tre sospesi a fine anno uno venne bocciato e questo ebbe conseguenze negative per la sua famiglia.
Il professore di cui vi parlavo mi disse allora che era per questo che era contrario agli scioperi, perché pagavano sempre gli ultimi.
Forse lui credeva che l'unica scelta fosse la lotta armata, forse no, ma cosa fosse giusto o sbagliato non lo sapevamo in quei momenti in molti maturava sempre di più l'idea che lo stato borghese si abbatte e non si cambia, quindi si andava diritti vero il periodo degli anni di piombo.
Scorreva droga a fiumi in quegli anni e qualcuno sosteneva che non arrestavano il flusso perché così avevano una serie di informatori che li mettevano al corrente del pericolo terrorismo.
Non ci furono infatti a Pescara elementi di terrorismo rosso, ma nero si.
Le trame nere coinvolsero poi alcuni personaggi di Pescara legati all'abbigliamento.
Questo non vuol dire che formazioni come servire il popolo o lotta continua o i nazi maoisti non fossero presenti.
Ma le classi sociali restavano divise, spesso gli extraparlamentari erano figli delle famiglie bene di Pescara se non di onorevoli.
Mentre il popolo era con il movimento studentesco e con la fgci.
La droga, i denti neri, i ragazzi che si sono persi allora.
Tra un'occupazione e una maledetta siringa.
La vera lotta di lunga durata, la vera lotta di popolo armata andava fatta contro la droga e non verso la politica.
Ora, molti mettono in giro la voce che quelli della mia generazione fossero tutti politicamente impegnati, questo non è vero.
Era solo e soltanto una minoranza che trascinava la massa durante le manifestazioni e non la maggioranza.
La maggioranza pensava ad andare a pomiciare al Florida, al mare o in qualche club dove si ballava tra luci soffuse e lampadine colorate a mano di rosso o colori scuri.
Poi venne il giorno della prima assemblea al Cinema Massimo, ma ho scritto abbastanza e vi ho annoiato evitando di parlare anche delle ragazze, magari alla prossima puntata.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Tempi duri , tempi di gioventù.. (Annamaria Gennaioli)
Commenti (1)
Bello, un racconto interessante di vita svolta a seguire i propri ideale e cercando di trovare la strada giusta per affrontare il mondo, non confondendosi nella mischia e pagando in prima persona...

