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Fantasy 9 febbraio 2015 · lettura 3 min · 1283 letture

Il vaso

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santo aiello 16 racconti pubblicati
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Si udì un tonfo nella stanza accanto, quella che fu degli ospiti. Lei corse e quando arrivò vide il vaso a terra frantumato e pezzi di esso sparsi dappertutto, persino sotto il letto. Ma come può essere successo si chiese. Quello che ignorava era che quel vaso volle cadere, fece di tutto per cadere. Era un vaso che la collezionista aveva comprato in un bazar, uno di quelli che si tengono nei quartieri poveri del paese. Era bello, di semplice fattura ma bello. Il vaso fu comprato e messo subito nel posto più luminoso del salotto, la dove ci arriva sempre il sole e lo illumina risaltandone la sua semplice bellezza. Lui si sentiva amato, per la prima volta nella sua vita quel vaso si sentiva amato. Era bello quando la collezionista gli metteva dei fiori del suo giardino, e lo guardava. lo amava e lo guardava. Ma poi successe l'inaspettato, l'imprevisto. Il vaso venne sempre meno curato, e lentamente si riempì di polvere e i fiori che ogni mattina lo ornavano erano già da qualche tempo seccati. Fino a quando lei lo mise in quella stanza e sopra quel mobile dove c'erano altri vasi, tutti impolverati e ben ordinati. Ce n'era uno in particolare, che si vantava di essere un gran vaso, di essere appartenuto al capitano di una nave e di aver navigato a lungo. Si vantava di molte cose ma era li, poggiato come tanti altri vasi, come un oggetto inutile d'arredamento. Lui invece, il vaso del bazar, soffriva di nostalgia. Gli mancava quello sguardo dolce, la mano che lo curava e due occhi caldi che l'accarezzavano. Fu cosi che decise di cadere, di non essere più un oggetto d'arredo. Voleva andarsene e non sapeva come. Prima oscillò un poco e riuscì a dondolare e facendolo si spostò sul limite di quell'abisso che era il mobile. Si fermò un attimo prima di cadere. Spero che almeno le dispiaccia, pensò. E chiudendo gli occhi volò giù. Non sentì niente, solo l'anima lacerata da mille tagli obliqui. E poi la voce infastidita della collezionista che lo insultava mentre ne raccoglieva i cocci. Fu una scena triste, almeno per lui. Vide, mentre veniva portato nella pattumiera che c'è fuori nel giardino, vide passando da quella stanza luminosa dove fino a qualche tempo fa c'era lui, vide un altro vaso. Era nuovo, giovane e colorato e di una forma moderna, un bel vaso pensò. Lo vide pieno di fiori e il sole lo rendeva luminoso, molto di più di quello che realmente era. Un ultimo respiro lo lasciò mentre finiva nel buio di quella pattumiera. Un'ultima consapevolezza di aver fatto la cosa giusta. Quello che doveva essere fatto. Partire.


 

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