Follie epatiche (2a parte)
Non voglio, sì, per scienza,
ancora in coscienza,
per quegli incoscienti stadi,
passare a grado a grado
nella follia epatica
che, per sconosciute strade
dai maleodoranti olezzi
e tra spie impenitenti,
ti arreca tanto danno.
Le “ amorevolezze” no,
ma cosa introitar
per le cadenti membra?
Ma benedetto fegato,
pignolo precisone,
non metterti a far capricci
vedendo ovunque impicci
di falsi trasmettitori
perché, in un tozzo di pane,
finanche non puoi vagliare,
che proteine in più
ma cosa ci può stare.
E tra le altre cose,
non metterti a far le bizze
ché qualche fugace stipsi
la mente non può offuscar.
Tu, che da sempre il tramite
tra il monte e la valle,
concedi nuovamente ascesa
alla materna linfa vital
per quella miracolosa via
solerte ritentrice
d’ ammonio iniquità.
Non far che questa linfa
per arrivar al monte,
dopo travagliosi circuiti,
viziosi e snaturati,
vi giunga ancora impura
per irrorare i suoi fusti
e infin, per tremori e scosse,
ciò che verde era,
trasforma irriverente
in arsi e secchi arbusti.
Mamma mia cara,
pazzo nel tuo nome,
non più ti tormenterò
con firme e giochi vari,
ma non ti lamentar
per fiumi di sciroppo,
miracol di catarsi
e miscele nauseanti:
ancor altro non c’è.
Ma, pur tra tante pene,
non invocar più il nome
di un grande professore,
ché, con pousè e ed emblè e,
il mostro non si doma.
In mental cortocircuito
dopo troppe amare passioni,
per questo intricato impiccio
di mostri, iene e talpe,
per falsi trasmettitori
e con lesto incalzar di gradi
mio padre pur passò.
Ma lui, imperturbabile,
tra tanti intrighi perfidi,
in un batter di baleno
il cielo guadagnò.
Sono un medico di famiglia, scrittore di morale che considera l’anima una triplice coscienza: vigile, consapevole e morale. Più chiaramente l’anima è certezza di esistere (cogito ergo sum – CARTESIO), consapevolezza di amare (amo e sempre sarò – Maiello da PLATONE) ed eleganza di vivere con la coscienza morale (gnothi
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