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Biografie e Diari 20 ottobre 2015 · lettura 4 min · 1207 letture

Il mio primo amore: il gatto

Clelia Maria Parente 57 racconti pubblicati
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IL MIO PRIMO AMORE: II GATTO

Ero dalla nonna quando frequentai la scuola elementare.
Prima avevo una maestra un po' anziana, che non mi apprezzava molto perché la nonna non le faceva regali, come faceva la mamma di un'altra bambina che  glieli portava sempre.
Allora io cercavo di farmi voler bene e spesso, di nascosto dalla nonna, raccoglievo fiori dal giardino che avevo costruito  da un pezzo di terreno vicino casa nostra.
Era una terreno brullo con tanti sassi, che  raccolsi e con essi costruii un muretto intorno al terreno, poi cominciai a coltivare i fiori con le piantine e i semetti, che mi regalava una signora, che veniva a casa nostra a fare le pulizie.
Mio zio prete fu affascinato da questo mio giardino e tutti i giorni lo innaffiava.
Le piantine crescevano e i fiori erano stupendi, tutti colorati e ben curati da me e dallo zio.
A scuola mi piaceva molto scrivere e leggere. 
La penna era ad inchiostro con il pennino e bisognava stare attenti per non fare macchie sui quaderni dalla copertina nera; per asciugare l'inchiostro si usava la carta assorbente.
La penna biro fu usata  anni più tardi e così passava il terrore di macchiare con l'inchiostro i quaderni.
Chi faceva macchie sui quaderni riceva dalla maestra una bacchettata sulle mani.
Per fortuna io non ne ho mai ricevute, ma c'era un amichetto che tutti i giorni ne prendeva ed io ero dispiaciuta e cercavo di difenderlo.
La ricreazione si faceva all'aperto nei campi vicini.
Un giorno senza accorgermi del passare del tempo non rientrai in aula, ma andai a cercare fiori in un campo un po' più lontano.
La maestra e gli altri bambini vennero a cercarmi, ma si era fatto tardi.
Il bidello chiamò mio zio  e mia nonna, che mi punirono portandomi a casa, dove mi mandarono in soffitta per punizione e fui anche molto rimproverata.
In soffitta, però, passai tempo a leggere le riviste vecchie della nonna così non mi annoiai.
Il leggere mi piaceva molto e spesso mentre la nonna faceva centrini all'uncinetto le facevo compagnia con letture di racconti ad alta voce.
I vicini di casa restavano incantati ad  ascoltarmi e la nonna ne era felice.
Avevo anche un gatto che si metteva sdraiato sul davanzale della cucina ed era  felice di vedermi, poi quando io rientravo in casa, rientrava pure lui.
Spesso di nascosto gli davo un bacetto e lui  mi faceva le fusa lisciandomi attorno.
Lo avevo trovato piccolino fra un cumulo di spazzatura  e lui era cresciuto felice con me.
Restò in casa nostra un paio d'anni, ma un giorno, non tornò a casa; io mi preoccupavo e lo chiamavo, ma non ricevevo risposta.
Tornò dopo diversi giorni barcollando, il suo fu l'ultimo saluto perché cadde a terra e morì; aveva mangiato cibo avvelenato per topi.
Piansi tanto, non riuscivo a rassegnarmi.
Poi ebbi in regalo un micetto rossiccio e bianco da un signore venuto per la festa del paese.
Il figlio voleva avere lui il gattino, ma il signore lo regalò a me perché non voleva animali in casa.
Poi un altro signore regalò alla nonna tre micetti siamesi, e la mia preferita era la piccola Mimì.
I gatti sono sempre stati la mia passione.
In classe  quinta classe  ebbi un maestro, perché la prima maestra era andata in pensione.
Lui amava molto la musica e suonava benissimo la fisarmonica, che noi alunni ascoltavamo affascinanti.
Con lui imparammo a suonare il flauto e sovente si facevano nel grande cortile della nuova scuola recite e canti.
A ricreazione giocavamo nel grande cortile della scuola e ci si divertiva moltissimo.

 

 

 

 

TERZA PUNTATA

 

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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Con questo mio racconto continuo a parlare della mia vita. Qui scrivo il periodo della scuola elementare, le mie avventure di allora e la passione per i gatti.»

L'autore
Clelia Maria Parente

Mi presento. Sono Clelia, sposata serenamente e con una figlia, vivo a Roma dove esercitavo l' amata professione di insegnante. Dal carattere allegro, gioviale e sensibile, solare a detta di amici e conoscenti, ho sempre amato la poesia e con essa convivo in tutte le mie situazioni di vita, dalle più allegre fino al

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I gatti anche la mia passione.. (Annamaria Gennaioli)

Commenti (1)

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Annamaria Gennaioli24 ottobre 2015

Povero micio, nel suo immenso dolore è tornato a casa a morire... e l'ultimo affetto cercato... Bello il racconto!