Un giorno ad Ain Ebel
Inverno 1982 – libano – nei pressi di Ain Ebel, cittadina contesa tra gli Ezbollah e gli Israeliani -
Una gelida mattina prima dell'alba, uno sparo, un'ombra che rotola sul cemento vicino ad un albero di mele selvatiche appena visibile nella nebbia. Laggiù sull'acciottolato sconnesso si spegneva un lampione, altri corpi sparsi in pose scomposte quasi come scarabocchi in cui s'era spento l'ultimo pensiero. Cimiteri abbandonati perchè i morti di altre religioni non venivano seppelliti, ma lasciati là, tra fanghiglia ed immondizie, e pioveva cenere in quei giorni in cui da una taverna continuavano a venire grida e sgignazzi di soldataglie e di prostitute. Domanda: era l'unica forma di vita o una città di ombre? dopo una morte così... rimanevano solo ricordi di fantasmi che si battevano e morivano... per qualcosa che importava solo ad altri, loro erano solo attori inconsapevoli.
Da questo racconto son nati questi versi:
Giorni di fuoco o di cenere?
Ed era l'ombra sul cemento
a far rotolare il prigioniero del gelo
che sotto la pioggia
andava all'albero delle mele
convinto d'aver ragione.
Nella nebbia lentamente
l'ultimo lampione si spegneva
scarabocchi di pensiero
o cimiteri abbandonati?
Erano giorni di cenere
quelli della miseria e della compagnia
forma e sostanza o città di ombre?
Post mortem memorie di spettri all'arrembaggio.
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