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Biografie e Diari 3 aprile 2019 · lettura 2 min · 1109 letture

L’uomo solo nella radura della luna

Rasimaco 10 racconti pubblicati
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L’ uomo solo nella radura della luna, come amava definirsi lui, Ashanti, presenza amica preziosa più dell’ aria cocente che si respirava in quelle distese aride. Parlava poco, sempre attento ad ascoltare i rumori che, impercettibili agli altri, a lui recavano significati e messaggi di un mondo misterioso che ci circondava. Standosene seduto dietro una roccia in una zona desertica, aAscoltava con l’ orecchio teso il vento, fiutando l’ aria ed annusandone aromi e segnali, e guardando una manciata di sabbia che teneva in mano, diceva:

- Vedi questi granelli di sabbia? Sembrano inerti, ma non lo sono, loro vivono una loro forma di vita e sono opera del Grande Padre di tutti gli uomini delle pianure e delle montagne, della giungla e dei deserti, ed anche di tutti gli animali e tutti sono la Sua Parola, sono il Suo Sostegno quando poggerà il Suo Piede su questa terra. -

Poi guardando un arbusto striminzito e quasi secco:

- Lo vedi questo? Sembra quasi morto non ha acqua non ha nutrimento ma vive perchè Lui vuole così e l’ arbusto lo sa che è Suo -

Ogni sera, ricordo come fosse ieri, si allontanava e cantava una nenia quasi sottovoce, un sussurro

rivolto verso la sua terra.

Sapore d’ Africa... Dolce amaro.

Una volta gli chiesi se era un canto di nostalgia o che altro e lui mi rispose che bisognava ringraziare il Grande Padre per il sole e l’ acqua ed il nutrimento che ha dato a noi, ai suoi fratelli ed alla sua terra e poi preparava la sua strana pipa e faceva la sua pipata di "tapak". Prima di aspirare e dopo, si girava verso i quattro punti cardinali e ad ogni punto prima alzava gli occhi verso il cielo e poi chinava il capo in segno di riverenza.

Ashanti... questo ed altro era Ashanti.

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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«Da "Voci e volti del passato"»

L'autore
Rasimaco

unaquaeque hora inveniat te pingentem aeternitatem

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Commenti (1)

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Danilo Tropeano7 aprile 2019

La scienza non finirà di migliorar la vita dell’uomo moderno ma, ahimè, non a pari passo per quel che concerne felicità e ricerca d’una pace interiore, d’una quiete dell’anima in piena armonia con la natura e con il tutto. Emozionante racconto ove un Uomo d’un paese del terzo mondo ascolta lo spirito della natura in connubio con l’anima sua e tutto l’universo - con meditata adorazione - riconoscente, in attesa di Dio.