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Spiritualità 6 febbraio 2019 · lettura 5 min · 963 letture

Come una coccinella

Pasquale Lettieri 219 racconti pubblicati
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Su una delle lingue rosse del papaverosi pose leggera la coccinella, il mese di marzo aprì la porta alla primavera, i prati cambiarono colore, di verde si vestirono dopo la dismissione del giallo colore. Le testoline dei fiori rossi si affrettavanoa venire fuori lentamente dalla terra prosciugata dal freddo inverno che era stato umido e freddo come mai era successo. L’ inquinamento atmosferico, il veleno, che l’ uomo produceva mortificava ogni stagione. Un’ altra primavera si era avvicinava sulla riva del tempo dove tutto rinasce e diventa leggero. I   colori dei papaveri rossi, il verde dei loro fragili steli, saltava nei miei occhi luccicanti, una lieve felicità istantanea avvolgeva la mia anima, e una leggera nostalgia per i trascorsi passati nel tempo delle primavere avvolgeva ogni desiderio. Molte volte ero rinato nelle varie stagioni primaverili, spesso, avevo cambiato pelle e maturato tempo. Ogni rinascita era un rinnovamento, una nuova venuta al mondo, il profumo tiepido della stagione invadeva ogni cellula del mio corpo. Come una coccinella, l’ anima s’ involava dentro al corpo dei fiori, papaveri e margherite, viole selvatiche e prime rose spuntate; i rami degli alberi delle mimose si mostravano ricchi di oro colore, ogni cosa brillava di nuova vita, di nuovo tempo; Persino i pensieri saltellavano nella testa come castagne sul fuoco. La bella stagione era un dono,  un regalo del tempo, un lago deve ogni anima si rinfrescava ripulendosi dalle fatiche di un inverno cattivo, reso tale da un inquinamento atmosferico e brutale, procurato da incoscienti dominanti che del mondo e delle stagioni poca gli importava, ne a loro stessi, ne alle loro progenie. Tagliai per questo, con rabbia una radice dal mio essere. Ero solo un filo d’ erba in quel tempo, una coccinella … Non crescevo e il verde colore non esaltava. Quando soffiava il vento, mi piegavo. Il sole raramente bagnava le foglie, restavo tutto il giorno all’ ombra. Di rado accarezzavo qualche foglia che non fosse mia. Quando feci il crudele gesto, ebbi paura, sanguinai. Strappai da me una parte. La piantai nel fertile terreno della poesia. Avevo appena sedici moti di tempo. In quel terreno attecchii veloce, compresi la parola e la sua musica. Corro, respiro,  spezzo il fiato, accelero,  mi fermo; a passi svelti, recupero ... Piano, cresciuto ragazzo ... Tra folate di profumo di mare, riconosco l’ atavico respiro del mare; Avverto sale nella narici. Il gigante (Vesuvio) imponente, superbo, ruba i miei occhi, vestito di nero colore, dall’ ombra che copre i colori, macchiato di verde, mi ricorda l’ odore delle ginestre a primavera. La prima memoria costruisce nel reale tempo immagini e profumi. In un decimo di attimo mi ritrovo sulla bocca profonda del vulcano, inspiro profondamente il ricordo della prima volta, l’ odore aspro di zolfo, la macchia mediterranea,  le viole tte selvatiche, il velo azzurro che copre il mare pieghettato dal soffio del vento si distende nel vasto litorale tra le argentee onde che si frantumano sulle sentinelle della riva (scogli). Volano, planano sul litorale, si adagiano sulle ali del vento ventisei gabbiani, una coppia di turisti (cormorani) dagli scogli di Mergellina osservano  incantati il coccodrillo (Capri) che si distende a pelo d’ acqua nel golfo.  Corro, slaccio le gambe, rincorro, accelero, mi bagno di colori. Il giallo colore del sole è prominente, l’ azzurro, il celeste del cielo è sopra la mia testa.  Sono colore...  Corro veloce, sudo, con uno sforzo apro la porta dell’ armonia. Saluto una moltitudine dei miei io che si annidano dentro me; abbraccio il preferito, consolo l’ altro, abbraccio tutti. Siamo in tanti in questa corsa, in questa primavera!  Chiudo gli occhi ascoltando l’ immacolata voce della natura e mi avvicino al cielo, tocco nuvole di panna filtrate dal caramellato sole; Cola lo zucchero dal sentimento. Leggero, mi bagno della voce del tenore, mi pulisco dalle scorie materiali. Mi avvolgo nella voce soave del cantore e nello spirito elevato dell’ uomo, scappo dalla cella, fuggo dalle guardie della ragione. Libero, mi elevo nell’ affascinante che non appare, nel bello, nel soave che accarezza ogni parte mia rendendomi tenero come il burro, spalmato sulla biscottata calda della prima colazione di ogni mattina, nuoto nel dono musicale e in ogni arte che eleva il mio sentire. Libero, mi spoglio da ogni amore umano, mi vesto di un unico amore che esala verso l’ universale sentire, dove poche orecchie possono ascoltare. Il tutto  che avviene nel breve tempo che racchiude  ogni eterno.   Sono tenero come la pasta frolla. L’ amore mi scioglie, divento crema. Non trovo spazio  nelle strette bottiglie col collo lungo.  

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Pasquale Lettieri

La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver

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