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Biografie e Diari 3 giugno 2019 · lettura 3 min · 1075 letture

Il punto più freddo della città (giorno 8)

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PULSE Morganti Paolo 9 racconti pubblicati
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... faceva terribilmente freddo. Il vento terribile sibilava nelle orecchie congelandole ed il colbacco di pelliccia non le riscaldava abbastanza. Le folate potenti
schiaffeggiavano il viso che diveniva paonazzo mentre dal naso pendevano gocce gelate. Non bastava il grande kefiah palestinese a riscaldarmi. Camminavo con la spina a fianco a piccoli passi per non scivolare mentre lui incurante del ghiaccio procedeva spedito. Quella persona era convinta che se fosse caduta avrebbe potuto trarre profitto da un eventuale risarcimento da parte del comune. Poco dopo incontrammo Adua ed una sua compagna di classe, Adua stette insieme a me fin quando quel testone fece di tutto per allontanarla, addirittura al torneo interno di pallavolo, facendo l’arbitro segnapunti camuffò tutto riuscendo a far vincere la squadra dove giocava Adua, il trucco fu scoperto, lui prese un richiamo dal preside e Adua fu accusata di complicità. Adua passò un brutto periodo a scuola perché molte ragazze l’apostrofavano malamente. Adua condannò anche me, nel suo stato di alterazione mentale, io non c’entravo nulla ma andando a scuola ed in ogni altro dove, con quel tizio fui ritenuto colpevole da Adua che continuava a ripetere: - non dovevate imbrogliare l’incontro, avremmo vinto ugualmente. Adua diceva queste amare parole mentre dagli occhi uscivano lacrime grosse come macigni. Io persi la fiducia ed il bene di quella ragazza ma non riuscii a liberarmi di quella persona nonostante una furiosa lite, non so cosa mi fermò, ero sul punto di suonarlo come una zampogna e lo avrei fatto di sicuro dato la mia stazza fisica ma dal cielo qualcosa mi prese il pugno già levato verso lui. Dopo alcuni mesi la storia fu sepolta e Adua continuò a venire a scuola insieme a noi ma era tutto cambiato, lei manteneva le distanze e con noi ci andava cauta, con i piedi di piombo. Cominciammo a raccogliere neve, appallottolarla e a tirarcela contro, fu davvero divertente perché dimenticavamo tutte le brutture del mondo. Fui io a dare lo stop perché guardando l’ora realizzai che era meglio avviarci verso la scuola, eravamo stati troppo tempo a giocare nella piazzetta Diaz. Dopo alcuni metri di strada il vento si fece più forte, roteava, sibilava, si sentiva una specie di urlo che dal basso, dove scorreva il fiume Tronto, veniva forte fin sul ponte sbattendo contro il parapetto, piegando i piccoli alberelli scrosciando tra i rami e le foglie. Curvi a causa della possanza del vento, procedevamo a fatica stretti l’un l’altro per ripararci. Fare quel tratto di strada era dura, quei dieci metri per tutta la mia gioventù sarebbero stati sempre i dieci metri più freddi e difficili, era però la strada verso il futuro, verso l’avvenire verso la cultura ... Scolastica...
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Commenti (1)

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un racconto davvero meraviglioso che impreziosisce lo sfoglio della vita appartenuta tra i tanti disagi o pregi assimilati come in questo splendido cosi accuratamente riportato... complimenti mi affascina.