Il mio filosofo
Nel fiacco pomeriggio di una giornata qualsiasi, assaporo il silenzio che racconta di me, vezzeggiandomi di vagabondi miei rimpianti ed illusorie mie speranze.
Lego malinconicamente in una crocchia sulla testa i miei lunghi ed agitati capelli, osservandomi allo specchio di un comò marchiato dai segni dl tempo.
Pizzico la mia frangetta liscia con le unghie, rastrellandola sulla fronte fino all’altura delle sopracciglia.
Arriccio il naso a mo di sfida e mi osservo schiva.
Giro la nuca e di straforo con lo sguardo sbieco scruto il mio profilo con un ghigno.
Non male direi, seppur i trent’anni sono ormai scheletri in una storia di una data senza ritorno.
Una smorfia sul mio volto.
Non mi arrendo.
Allungo il collo, avvicinandomi minacciosa a quell’ovale che mi ritrae e socchiudendo gli occhi, alzo lentamente il mento per sapere se la mia pelle racconta la verità del tempo insolente.
Non troppo, concludo per illudermi un poco.
Quanto basta per pensare, che non sono poi così male.
Resto però seria e continuo a meditare.
"Ti dispiace?"
Sento la voce dell’inconscio, che accende un fiammifero ed un bruciore improvviso mi incendia la mente.
Una vampata di calore esagitato mi lascia senza fiato, con una strana angoscia, che m’invade.
Afferro con le mani i bordi dell’armadio scuotendo la testa, a destra e a manca con le palpebre serrate da ciglia angustiate.
Una clessidra stanca segna il tempo che passa, appollaiata su di un malfermo tavolo di legno invecchiato a due passi da me e dalla mia età che avanza.
Pochi istanti e riapro lo sguardo titubante a quella domanda che ancora con il suo profondo eco mi stordisce l’udito in un sollecito tormento a guardarmi dentro.
"Si, mi dispiace!"
Lo sussurro piano quel mi dispiace, con l’affanno di un tremulo respiro che si arresta sul naso quando un groppo in gola chiede parola in un singhiozzo.
"Perché piangi?"
Non molla l’inconscio.
Lo osservo ora con la corazza e lo scudo in mano mentre avanza a grandi passi poi si ferma dinnanzi alla mia frangia madida d’ansia.
Vorrei fuggire ma mi riacchiapperebbe in qualunque via.
Allora mi siedo e respiro, osservando il pendolo che segna il tempo su quell’orologio appeso da tanto tempo.
Altresì la sabbia è finita in quella clessidra, che non da segni di vita.
"Ed io?"
Io mi asciugo la lacrima e mi racconto al confessionale dell’inconscio, che ora si è privato di scudi ed armi e nella veste di un filosofo ascolta ciò che lui già conosce.
Vorrei tornare indietro nel tempo, solo togliendo numeri che non servono.
Non vorrei il tempo di ieri senza ciò che ho adesso.
Non vorrei essere la donna di un tempo senza il volto di oggi.
Ho bisogno ancora di tanto tempo, quello che scorre ora è troppo veloce e mi da timore.
Devo fare ancora tante cose, caro il mio filosofo e non ho tempo da perdere in questa velocità di ore che si sommano inesorabilmente ad un’età che mi da dolore a mente e cuore.
"Suvvia, sono impazzita!"
Sto sussurrandomi addosso, accovacciata su di un velluto spento di una tremula sedia in una stanza vuota impregnata dal silenzio.
Eppure è questa la verità che possiedo.
C’è un sottile dispiacere che mi fa mordicchiare un labbro dalla rabbia per non poter cambiare data di nascita.
All’improvviso mi alzo in piedi.
Stiro gli arti come un felino e toccandomi il collo mi avvicino di nuovo a quello specchio che sembra scrutarmi e voglia pure lui farmi pensare.
Mi sistemo meglio la crocchia sulla nuca.
Faccio scivolare qualche ricciolo sulle tempie.
Disordino la frangia soffiandola.
Giro il capo a destra e a manca.
Allungo di nuovo il collo e lo tocco.
Mi butto un bacio con uno sbuffo ironico.
Nulla è cambiato da pochi istanti a questa parte.
Sono sempre io.
Io con lo stesso viso di prima, quello che desidero.
In questo tempo dove non ho tempo.
In questa era che non è quella di ieri.
Oggi dove i numeri sono forse troppi mentre tante cose ancora mi vogliono.
Ed io voglio loro con tutto il cuore ... caro il mio filosofo.
Paola Marchi
Non sono poetessa, ne scrittrice, solamente una donna, che rubando tempo al tempo di una vita reale colma di numeri, obblighi fiscali e doveri morali, si immerge in un' oasi di tranquillità, nella quale esprime quella Paola, che Nessuno conosce e neppure per un attimo, immagina che possa essere Lei, veramente tale.
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