Chiamatemi Maestro!
Gli anni passarono in fretta e mi ritrovai in un lampo dalle scuole elementari alle medie, mentre Rimini turistica si stava avviando verso il massimo splendore.
I campi Trieste e Briolini erano i teatri di battaglia di due "bande" rivali la cui linea di demarcazione era il viale Trieste, più volte attraversata per sortite a ricerca di bottino costituito generalmente da archi, frecce, fioretti e spade. Io appartenevo alla banda del campo Trieste dove avevamo costruito la nostra grotta sotterranea e che d'estate costituiva un'attrazione per le bambine milanesi, ospiti delle vicine pensioni. Fu lì che imparai un idioma fino allora sconosciuto, ma dal significato ben chiaro "Ehi bamba non fare il pirla!" A quei tempi, infatti, non sapevo cosa volesse dire compenetrazione fra i popoli, ma, a modo mio, cercavo di mettere in pratica qualcosa di molto somigliante per conoscere meglio la "natura umana" di quelle bambine! Ma un brutto giorno arrivò la prima giostra volante e la grotta crollò sotto il peso delle carovane. Più tardi l'intero campo Trieste fu invaso dal Luna Park ed in seguito i due campi furono lottizzati e fecero spazio a case, alberghi e bar.
Sempre in quegli anni iniziarono, presso l'Hotel Excelsior Savoia, i primi corsi professionali per il turismo gestiti dall'Enalc per conto del Ministero del Lavoro. Ricordo che Giorgio e Cici Amati, dopo aver frequentato un breve periodo di addestramento, curarono il servizio di sala nella locanda di mia madre, ma lo fecero solo per attrarre l'attenzione di Edda, una piemontesina tutto pepe di cui i due compari si erano invaghiti. Ricordo ancora il "tenore", un turista di Milano, che improvvisava accorate romanze d'amore indirizzate alla bella Edda, poi, per consolarsi dei cortesi rifiuti di quest'ultima che andava a ballare con "i galli nostrani", s’intratteneva con mio padre giocando a dama fino all'ora del suo rientro.
Fra i diversi ospiti c’erano alcuni personaggi molto curiosi, fra i quali:
- "la sonnambula" che ogni notte appariva in vestaglia e gemente sulla terrazza (si calmò dopo che il tenore dirottò su di lei le sue attenzioni);
- un noto maestro di musica che, un mattino, al mio saluto: "Buongiorno professore" rabbuiandosi in volto, mi rispose: "Sappi che i professori d'orchestra sono diretti da un maestro; io dirigo un'orchestra, perciò chiamatemi maestro!"
Quel mattino, forse, aveva avuto una strigliata dalla moglie a causa di Edda? Chissà? Comunque riferii l'accaduto a mio padre che, con un sorriso sornione, s’avvicinò alla mamma dicendole: "T'è vést? Avémie in chèsa nòst Signór Gisù Crést ma a né savémie!". Mio padre si divertiva un mondo ad affibbiare nomignoli ai bagnanti, ma mia madre non era per nulla contenta, perché diceva che gli ospiti erano Ospiti! Le stagioni si susseguivano in fretta mentre il babbo continuava a divertirsi col battezzare i vari curiosi personaggi, che ogni estate continuavano a bazzicare casa nostra, con epiteti da primo '900 e talvolta pesanti: "e pruchèga", "e gagà", “e dutor mugnèga”, “l’urinel” ed altre amenità varie.
Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere
Commenti (1)
Dovevamo far parte della stessa banda di ragazzi, tu a Rimini io a Viareggio. <br> Eravamo un po' tutti dei ragazzi della via Paal. I miei avevamo una pensione <br> ed io odiavo I BAGNANTI perché mi portavano via l'attenzione di mia madre. <br> Noi avevamo la pineta per le nostre scorribande e non ci annoiavamo mai. <br> Siamo stati fortunati. Abbiamo avuto un'infanzia felice, miseria a parte. <br> (qui parlo per me) .

