La fata maldestra
Come fata non sono un gran che, mia mamma lo diceva sempre da piccola che ero troppo maldestra.
Ne combino sempre una, non ricordo mai le formule, anzi no, per la verità inverto gli ingredienti, non vi dico i guai che combino!
In più poi, tutti sanno che le fate devono avere i capelli lunghi e biondi, invece io no, li ho tagliati corti corti.
Gli occhi vispi li ho, ma non sono sufficienti.
Incantesimi dicono che ne faccio, probabilmente è vero, ma di quelli che faccio mi accorgo della metà!
Il resto nemmeno mi rendo conto, bah.
Una fata come me, non vale proprio nulla.
Per amico ho uno gnomo di nome Tobia, che mette sempre qualche raccomandazione per me in giro, lui alleva rospi, con cui poi io provo a far incantesimi per allenarmi, povero Tobia che fata che si ritrova!
L’unica cosa buona che ho fatto, è stata inventare il turbo per le ali mie e delle mie amiche, così il lavoro da svolgere in lontananza è più facile.
Riesco però, in tutto il mio lavoro maldestro a donar carezze e sorrisi e, per mia fortuna ne ricevo anche molti!
P.s faccio revisioni per il turbo e abito dopo la seconda stella a destra.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Beh il turbo in una fatina maldestra è pericoloso (Enrico Baiocchi)
per il bene comune fermati spesso a sorridere.bye (Enrico Baiocchi)
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