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Riflessioni 5 luglio 2009 · lettura 1 min · 2153 letture

Le ossa di Auschwitz

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Donatella Piras 199 poesie pubblicate
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Nella baracca con la neve fuori Del blocco novecentotrentanove, ho cancellato in me ogni ricordo delle tue mani tese a minacciare e soffocato in me troppe parole tante che adesso non le trovo più, arrugginite chiavi in fondo al mare che non sento più la forza di cercare . Nell'acqua non si sentono le grida i tagli in fondo all'anima s'infettano, nessuno li potrà più rammendare. Sono reti bucate che si stendono a intrappolare la speranza amara di una vita diversa, da sognare ma i sogni sono perle ancor più rare. Nella baracca con la neve fuori Del blocco novecentotrentanove, Incido con le unghie il mio dolore Perché il futuro s'immagini l'assurdo. E aspetto come fanno i pescatori di muscoli e di rughe da contare, che il ciclo della vita si completi ... ridotto nel potermi accontentare di scrivere per mano tanto cara che il mondo non dimentichi di questo, che io sono presente e qui io resto ...non solo ossa da fotografare.
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L'autore
Donatella Piras

Autrice metropolitana dai toni duri e taglienti, forti a volte spietati. Non è comunque raro seguirla in esplosioni emotive dalle note dolci che rasentano il classico. In ogni caso si tratta sempre di versi estemporanei e senza falsi pudori. Anzi, la sua è un’eterna lotta contro ipocrisie e luoghi comuni. Appas

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Commenti (4)

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Stefano Toschi5 luglio 2009

La necessità di ricordare, di non dimenticare, contro il silenzio delle ossa, il trascorrere del tempo, che sembrano richiamare un inevitabile oblio. E persino le lacerazioni subite dai corpi e dalle anime divengono strappi nella rete della memoria. Ma l'assurdita di quel dolore e di quell'orrore è incisa disperatamente, con le unghie, sulle baracche di Auschwitz e può risuonare ancora oggi in questi bei versi di Donatella. La poesia è molto musicale tanto da parere una canzone, con quella ripresa dei due versi iniziali al principio della terza strofa, con la costruzione quasi interamente in endecasillabi, con le numerose rime ed assonanze. A tal proposito mi domando se non si poteva uniformare la misura anche di quei due versi eccedenti.

Francesco Rizzomani5 luglio 2009

Seguirò il commento del maestro toschi musicherò questa poesia affinché in essa viva sempre e non scompaia mai nella mente e negli animi della gente ciò che quell'epoca ha segnato nella storia dell'umanità . Grazie Donatella per darci modo di riuscire a comprendere quanto siano importanti le piccole cose i piccoli gesti le cose belle che oggi abbiamo e che spesso invece per il ns essere incontentabili non appreziamo o dispreziamo fra tutti il dono della "VITA" e dell'essere uomini fra gli uomini.

Frammento7 luglio 2009

...no, io non piango... non serve... ma un brivido lo mischio a queste parole che sanno di terra e sangue nella gola... perché quegli anni di vite ne hanno bruciate e forse ancora le anime si portano addosso una morte sottile come condanna... la peggiore, quella di un solo numero per troppe braccia schive...

Sergio Melchiorre15 luglio 2009

E' vero: "i sogni sono perle ancora più rare"..., anche se a volte si trasformano in incubi che qualcuno... vorrebbe dimenticare... E' UNA BELLA POESIA!