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Introspezione 19 luglio 2009 · lettura 1 min · 3073 letture

D' un terribile ritorno

Z
Zarathustra 30 poesie pubblicate
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D'un passo stanco e d'un alito acceso il lieve bisbiglio avverto Ritraggo lo sguardo dai fiori infuocati di questo giardino che sfronda ululante e che fende la rotta priva di scia a marchiarne l'essenza Tutto fu arso ed il sole deriso nulla rimase dei cespi e dei boccioli ove posi il mio amore a salvezza dal gelo Resi muta e accecai la notte e un lenzuolo m'avvolse a coprire il peccato che un attimo prima fu oro e pane e in un battito d'ali fu acido sale Ma all'alba tremenda voci e sussurri colmano il vento ovunque li scorgo a strapparmi lo sterile cuore che pentito e geloso non vuole morire M'adora testardo mi culla e compiace mi vuole glorioso e mi chiama mio Dio ma è ormai stanco e corrotto da voci e sussurri che insulsi e ruffiani han riportato l'amore
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L'autore
Zarathustra

vivo tra l' eccitato ed il depresso la mia sobria ed indelebile punta di masochismo congenito, nell inalterabile e consapevole disordine che segue precedendo il mio passaggio

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Commenti (2)

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Amara19 luglio 2009

...il vento... tormenta e da picere... strappa e regala... in lui ci si nasconde e ci si abbandona... ho sentito molto in questa poesia... bellissima...

Gesuino Curreli19 luglio 2009

Il passo che si avanza alle spalle è un bisbiglio che fa sobbalzare e lo sguardo che fende i colori dei fiori si ritrae e si nasconde nell'ansia dell'avvertita presenza. E' vivo il ricordo dei boccioli, dei cespi ridenti che accolsero l'amore per salvarlo dal gelo. Fu la notte a chiamarti al piacere, luminoso come l'oro, saporito come il pane, e fu l'alba "tremenda" a svegliarti dal sogno, ad urlarti che fu inganno e peccato, a scoprirti il lenzuolo non più immacolato. Il cuore non ci sta e si ribella, sussulta nel petto, ti strattona poi giace, ti accarezza, per un po' si compiace per la vaghezza dell'ora. "Non morire! - ti implora – è ancora dietro di te", è l'amore che nasce, ridesto, al soffio delle voci sussurrate e ruffiane.