D'un triste silenzio
Da sempre ho guardato dall'alto la piana
e con passo violento ho scartato le fore
lasciando il sentiero d'un orma pesante
che imprime e che storpia la terra di sotto
Ma un'alba precisa che ha spinto il mio cuore
s'è stinta di schianto e cozzato il mio andare
che battuto di vento e pressato di male
ha sentito il colore d'un gravido mostro
Tutto è tranquillo, immoto e perenne
sfilato di rosso e col fiato battente
spogliato del tempo, del sole e del mare
tra le fauci scabrose di questo uragano
E dopo il trasporto mi chino pietoso
sfiorato dai sensi che provo a ghermire
ma, il groppo di rose non spacca il mio naso
la rabbia del vento non schiuma i capelli
l'intrepido sole non strappa la pelle
e nemmeno l'amore porta più il sereno
E ora dal piano io guardo l'altura
coprendomi gl'occhi e sbranando il Signore
m'interrogo e chiedo...
quanto può entrare
ancora
qui dentro
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L'autore
Zarathustra
vivo tra l' eccitato ed il depresso la mia sobria ed indelebile punta di masochismo congenito, nell inalterabile e consapevole disordine che segue precedendo il mio passaggio
Commenti (1)
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S
Sanzi13 ottobre 2011
ognuno ha la sua pena, alcuni però di più... a me piace la strada di chi nemmeno si vede... di chi vive sperso fra la gente. Diventare così. Penso che se ora non lo so fare, un domani riprenderò un po' tutto. (La pubblicazione di sporadiche poesie non cambia questo..., quello è solo amore per le parole, anche se qualcuno diceva, dalle parole viene tanto, tutto...) Uno dei passi più belli della poesia è quello dal v. 8, 8- 11... davvero un TESTO... apprezzata.