Malinconia

Tenero si sfoglia quest'incarnato di gracili ore
Nello spasmo ocraceo di un refolo in frantumi
Forse sa il confine arrossato
L'invariato turbinio
Della ruvida attesa di foglie antiche
Che l'animo m'abbatte sui selciati
Lastricati di piogge calcinate
E lo sparso scricchiolio
Che ancora arranca sotto il piede indelicato
Come amara delizia fra pezzi di grida
Ciarliere sono le ossa dei morti
Quando il sole avvinazzato di fuoco
Sparpaglia sui clamori del cielo
Le pellicine sgualcite di una
Stupefatta dissoluzione
Non badare, mia zuccherina malinconia
Alla stagione che mi fiorisce nel petto in gialli muschi
Squassati dal vento
E a questo giorno che scintillando si sublima
Nell'inganno di un acqueo riflesso
E in sogno s'abbandona e in ansia di morte
Alle mie braccia dissanguate al tramonto
Cristallina ti custodisco nel sale di una lacrima
Che ha paura a versarsi
Ora che d'amore spasimo per un altro ricordo
Consumatosi di luce
Nei disertati interstizi del cuore
Già batte la notte accendendo i fiochi lumini
Con cui si difenderà dal buio
Precipitato in rasi neri dal cielo
E richiami oramai stranieri rincorrendosi
Si irrigidiscono per le consunte volte dei miei pensieri
Quanto vorrei che qualcuno
Mi dicesse la pallida dolcezza
Con cui ogni volta poggi beata la tremula bocca
Sulla mia fronte sospinta dal tempo
©
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