Forse sarà
fragili promesse le attese sotto i fari
han chiuso i miei orizzonti
come morse strette in gola
e i colori dei campi di girasoli e cielo
si spengono al mio sguardo
che mesto scivola nel grigio di un pensiero
goccia, sarà forse fra deserti spenti
un sorriso dolce che naufraga in un pianto
e poi il trillo dei tuoi occhi
intriso in quei sentieri
percorsi a passi scalzi per una storia morta ieri
vola una rondine fra i ceri
ascolta le chimere che proietta il cuore,
vacillo dentro un sogno
vivendo il mio cadere
sarà forse il mare o un gemito di sole,
l'ingenua poesia di un gesto o il gusto
di un sapore
ad assorbire nubi o spalancare porte,
ad incollare foglie sul mio albero di cedro
che un novembre antico vestito di lustrini
ha rubato a freddo con soffi di veleno
ma urlo il mio lontano, oltre aurore senza luce
oltre lacrime di luna,
superando le frontiere
l'accoglie un vento fermo di odori d'autunno
e calme appese ai chiostri
per istanti di torpore
forse sarà anche il tempo
che stanco di passare azzera le mie ore,
fra strepiti di assenze e onde di silenzio
mi lascia senza aria
sul greto di un tramonto
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Commenti (2)
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O
Orma Detruria24 settembre 2009
poesia di grande spessore, respira di vita, traspare la sicurezza intellettuale dell'autore che neanche un verso fallisce. gradita lettura e riletta.
P
Paolo Faccenda24 settembre 2009
La poesia è notevole, secondo me esprime molto sia per il linguaggio che per le metafore e le analogie, che denotano ovviamente molta capacità e competenza, ma quello che mi premeva dire è che pur nella lunghezza mantiene un carattere ermetico, un passare ambivalente dal chiaro allo scuro, un aprirsi e chiudersi ripetutamente, che è già di per sè molto suggestivo, ma che merita forse un più attento esame.