Inferi
Anime e fuoco
vegliano all'ingresso di una stanza.
Respingo i battenti con carta
la porta si schiude di poco.
I voli in circolo degli avvoltoi
e dietro la serratura il passato
osservo gelando di lato,
noi.
Batto i pugni contro un vetro che è aria
che brucia e ustiona le mani tremanti
le risa si fanno più acute e assordanti,
e tutto tace dietro di me
in un freddo buio che non varia
che non sento che mi chiama
l'orologio inchiodato quella notte alle tre.
Indietreggio gelando
perdendo la visuale sfocata
l'equilibrio lungo una strada.
Il vetro scheggiato che sto usando
assorbirà i dolori della giornata
richiudendoli su schizzi di giada.
©
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