Liquame nero

Scorre sotto pelle un liquame nero,
è il siero della morte che nutre ogni pensiero.
Fanculo alle favole del dolce poetare
quando la rabbia è puro disprezzo,
quel dolce cancro non è che ribrezzo,
per chi hai lasciato in mare a affogare.
Fai sanguinare lente le vene,
così che i vermi possano uscire
e imputridendo la pelle gioire,
di queste notti che vomito amene.
Sì squaglierà esplodendo questo mondo
tra i flutti di melma che hai generato,
le urla di panico a fiato mozzato,
nei gas purulenti che inalo profondo.
La bava sulle guance dei barboni,
negli arti mozzati di mille bambini,
distruggili adesso i nostri destini,
di sporche elemosine e giorni in prigioni.
Fanculo per il dono del soffrire
che lacera le ustioni fino a urlare
l'inferno questa notte vuole entrare
sorridi, e continua ad infierire.
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Commenti (2)
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Michele Tropiano4 dicembre 2009
le espressioni crude di questa poesia sono le più adatte per descrivere una realtà come la nostra. mi è piaciuta molto
Daniela Messana4 dicembre 2009
Ribellione al dolore, al cinismo, alla crudeltà. Rabbia infinita da urlare per colpire gli indifferenti benpensanti ed il loro Dio. Mi suscita totale comprensione ed ascolto attenta.

