De Profundis

Il pane del dolore che sazia questa cena
è l'avido piacere di un canto che non frena.
Osservo di nuovo potenze celesti,
perché il mattino tanto ho sospirato
e lento il fumo raschia sul palato,
alcool e sangue macchiano le vesti.
C'era l'inchiostro a tingere i ricordi
dei miei diari che mai ti ho consegnato,
ma adesso bruciano riverse sul selciato
tutte le foto che n'escono dai bordi.
Scarnificarsi non è che un'emozione,
nella poesia di quella lama fine
dentro la mente incide poche rime
non sigillando tre anni di passione.
Lì, dove il luogo è sacro, aspetto,
dentro il tuo letto mentre battevo i denti
che il cataclisma chiuda i suoi battenti
per sopportare l'istinto di rigetto.
Non c'è il ricordo di quel sorriso dolce,
di quella pelle che amavo coccolare
che mi stringeva fino ad avvinghiare
il caldo suono di un cuore e la mia voce.
Giù nel profondo... se mai ritornerai,
è custodito vero quel dolore,
dentro le lacrime fuse nell'amore,
dietro una porta che tu non riaprirai.
©
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