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Introspezione 14 gennaio 2010 · lettura 1 min · 1481 letture

Metriche distorte

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Cammino brancolando tra i veli dissepolto dal fango della vita, sono morto, rescindo i miei pensieri alla carta che non si era mai assopita. L'inchiostro che scorre nelle vene è lava che fluisce e che rigetto, sono un poeta maledetto che geme tra le feste, le rime ed il disprezzo. Mordo l'acciaio che genera il mio spleen tra le inferriate di questo cielo grigio poi mischio ancora pensieri ad altro gin perché il passato non mi dia più fastidio: Penetra ora il vessillo nero scarnificando il mare di fuoco il Cielo osserva, muto, il suo gioco, fuori, le risa e il cimitero. L'intreccio assurdo delle luci, reticola strade dei suoi chiaroscuri l'incenso che cela quegli attimi impuri riapre il sapore agli attimi truci. Sento mancare la terra e svengo sotto macerie di fango e di ricordi nel lento impatto di ali che ondeggiano. Solo un istante, aspettami, mi tengo, riemergerò tra metriche che scordi dal loro sangue il sogno ora mi destano.
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Fuori da qualsiasi cosa che sia normale. Solo tre parole: MEMENTO AUDERE SEMPER.

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Commenti (1)

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Giorgia Spurio14 gennaio 2010

metriche distorte che incatenano, disorientano e prendono... "dal fango della vita, sono morto" "inchiostro nelle vene è lava che fluisce" "poeta maledetto che geme tra le feste, rime e disprezzo" è difficile commentare delle metafore così belle che straziano e amano... incantano. "mordo d'acciaio" suono stridulo di denti e acciaio e poi profumo di gin, caldo in gola mischiato ai pensieri... alcool che distoglie dal passato. "fuori, risa e cimitero" "intreccio assurdo di luci strade chiaroscuro e incenso che cela attimi impuri" l'incenso, profumo intenso associato a sacralità,usato come arma per celare l'impurità. bellissima poi la chiusa, ultima strofa, epilogo che riprende e confonde fino a far riemergere l'anima e il sogno dal sangue. bellissima