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Mi sono svegliato in un altra storia,
in queste vie di città che sono fiumi di nafta:
"dal sonno svanito sottratto alla gloria
nel mero ricordo di ciò che non basta".
Tempeste... solo tempeste di acciaio
e annego nell'apatia di un disegno sul muro
che vede mutare l'estate in Gennaio,
e lento sbiadisce al sole futuro.
La luce che filtra dai sassi impilati
risplende sul viso in mille diamanti,
sono aghi di vetri grezzi e scheggiati
di notti di gelo tra tiepidi amanti.
Fuori c'è l'infinito spazio del domani
e quei ricordi di un tempo più remoto
di un bambino che dipinge con le mani
dei sorrisi quando irradiano le foto.
C'è la vita che trascina in ogni luogo
dove il limite è sempre alle mie spalle
è benzina che alimenta questo rogo
cicatrici che si sommano alle falle.
Come il sole svanisce l'inchiostro,
forse il vento consumerà le pietre,
è solo tempo, ma ora non lo giostro
perché le tenebre mi avvolgono più tetre.
©
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Commenti (2)
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Francesco Luca16 gennaio 2010
poesia forte e cruda, ma bella e incisiva... molto apprezzata... ... bellissima
Barbara Golini17 gennaio 2010
un'analisi profonda del passato e di un divenire che non trova strada se non nelle tenebre. Un pensiero triste che auguro diventi presto positivo. Una bellissima poesia sull'emozione umana del divenire...

