Solstizio d'estate

Su le umide rive
odo il canto
del mare
e le aure
estive soavi
spirare.
D'incanto, veloce,
s'erge il suon
de la tua voce,
e par che nei cieli
eteree favelle
inalzino il coro
di un vate che il capo
ha cinto di alloro,
angeliche note
d'amore e di gloria;
sei dolce bambina
qual stella novella,
di fulgida diva
umana gemella.
Perla, conchiglia
ti schiude e le pudiche
tue mani celano
i seni e il pube;
le chiome tue belle
fluttuano ai venti,
due polle cerulee
risplendono lucenti,
come lune negli oscuri
firmamenti, e l'ombra
tua divina scintilla
nel sole, ne la spuma
marina che s'alza
ne l'aere e piove.
Increspa il vento
i flutti d'argento;
fiaba e tormento
è la vita, ma sento
che la nostra
è una storia
immortale,
come il batter d'ale
della fenice, come arte
che palpar ti lice,
come impresa fatale
che tona nel mondo,
arcana e sublime
come queste rime.
Mi immergo
su le soglie
de la sera
come il sole
che tramonta
con la primavera.
©
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
Commenti (1)
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daniela di mattia12 ottobre 2010
Poesia costruita in stile rinascimentale molto musicale incipit e chiusa starordinarie. veramente piacevole!
