Erica gracilis
Si assiepa su precipizi,
senza profumo.
Senza pulsione
di scavalcare limiti.
Ne ho vista un po' in giardino,
ricordo di scampagnate
e di giornate
che rincorrevano
seta umida tra le dita.
Erica gracilis,
piccola figlia
di un filiforme frastuono.
Punte di campo per disegnare
la tua schiena di pèsca.
E vanto.
Io succhiavo il miele dei tuoi occhi.
E l'acquavite dolce dell'esistenza
mi stramazzava in corpo.
Stilla di linfa sulle tue ginocchia
l'esperienza amara
della giovinezza.
E pianto.
Così rivedo le tue labbra
umide,
e l'umili ombre
compagne del tuo amore.
©
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
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