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Uomini 26 aprile 2015 · lettura 1 min · 929 letture

Stomaco

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Giuseppe Nacchia 23 poesie pubblicate
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Nell'aura di un pomeriggio di fine aprile ti vai rivoltando, come un labirinto dove le siepi crollano al suolo. Dove anonime sentinelle vanno razziando briciole di carne e di bellezza. A piccoli balzi, a piccoli morsi, alacri, come sciacalli dell'aria. Come se esistesse un senso a questa angoscia, che hai innalzato a ragione di vita. Quando il corso del sole segna il cammino degli eroi noi siamo uomini totalmente altri. Plasmati dal ventre di Frigg. Saziati dal veleno di Jormungand. Continuamente in equilibrio sul filo di un eterno ritorno.
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La poesia è una metafora della vita dell'uomo. Limitato da un inizio (Frigg è la madre delle principali divinità della mitologia nordica) e da una fine (Jormungand - demone cosmicamente potente - è uno dei protagonisti del crepuscolo degli dèi), ognuno di noi vive sul filo di un conflitto tra una realtà intima propria e una realtà oggettiva con la quale deve continuamente confrontarsi (Odino è il dio del "totalmente altro" e i corvi sono i suoi informatori).

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L'autore
Giuseppe Nacchia

Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe

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Commenti (1)

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Catia Dinoni26 aprile 2015

Trovo pregiato il percorso tracciato da questa poesia, ottime le metafore con riferimento alla mitologia del passato per descrivere l'evoluzione del cammino dell'uomo. Molto belle le immagini che offrono diversi spunti di riflessione. Complimenti.