Stomaco
Nell'aura di un pomeriggio
di fine aprile
ti vai rivoltando,
come un labirinto
dove le siepi
crollano al suolo.
Dove anonime sentinelle
vanno razziando
briciole di carne e di bellezza.
A piccoli balzi,
a piccoli morsi,
alacri,
come sciacalli dell'aria.
Come se esistesse un senso
a questa angoscia,
che hai innalzato
a ragione di vita.
Quando il corso del sole
segna il cammino degli eroi
noi siamo uomini
totalmente altri.
Plasmati dal ventre di Frigg.
Saziati dal veleno di Jormungand.
Continuamente in equilibrio
sul filo di un eterno ritorno.
©
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
Commenti (1)
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Catia Dinoni26 aprile 2015
Trovo pregiato il percorso tracciato da questa poesia, ottime le metafore con riferimento alla mitologia del passato per descrivere l'evoluzione del cammino dell'uomo. Molto belle le immagini che offrono diversi spunti di riflessione. Complimenti.
