Il poeta e se stesso

Riordina istantanee della memoria,
diapositive che scorrono sul soffitto
sopra un letto immaginario,
questa malattia,
che affoga nel quotidiano
divenire di una dialettica
senza obiettivi,
né orizzonti,
dove la realtà fa a cazzotti
con la coerenza
e la coerenza si frantuma nella realtà.
Impregna un mondo solitario
di cavalli bianchi
e di asini che volano,
dove le storie finiscono così,
come vorresti,
con un sorriso a volte dolce,
a volte amaro,
a volte con un senso di sale.
Prova a raschiare il male,
strappandolo a morsi
dal fondo di un barile,
per cullarlo, poi, in braccio,
come un figliolo di pece.
Fuori ha un mondo che va avanti,
invece,
nella sua assurda necessità.
Quello di un bambino
che è padre di un uomo.
Quello di un bambino intrappolato
nel bianco e nero
di una vecchia fotografia.
Quello di un bambino che il sabato
prende a calci un pallone,
di fronte al cortile dell'università.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
G
Tutte le opere →
L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!