L'amore rivelato
Una finestra illuminata
osservo nella notte
da lontano;
parla con l'anima
e il mio cuore
trema.
Contemplo l'infanzia:
una marcetta
d'epoca
si frantuma,
calice,
tlin...
Solo.
Catapultato sulla terra,
tra l'ombra dei lampioni
del corso,
un'onda nel ventre
contorce lo stomaco,
raschia le pareti.
Un attimo, un urlo.
Fiamma di una candela
è il desiderio
di tornare
bambino, giocare
sui cammini
infiniti
della speranza,
strofinare
le dita
su un pianoforte,
scivolare in
quanto di più
soave era
in quel tempo.
Ed io ho cercato,
attonito,
il bambino,
palpito
in femmineo
amplesso,
indarno.
In questa
strada.
E più non
l'ho trovato.
In questa notte
di veglia e di preghiera
contemplo
il luogo dell'amore
rivelato.
©
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L'autore
Giuseppe Nacchia
Sono nato ad Arcore il 29 settembre 1936. Ho cominciato suonando il piano sulle navi. A sei anni la mia prima visita alla Salerno-Reggio Calabria. A dodici anni ho aderito al Movimento Fascista. A quindici anni ho sviluppato interesse per il punk-rock e per lo ska-punk. A sedici anni i miei primi contatti con la poe
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