E così, come quelle volte maledette
E così, come quelle volte maledette
in cui mi prende un brutale smarrimento,
insicuro oscillo nel futuro
come polline a primavera,
nell'aria s'agita, volteggia e trema.
Nel sentiero della vita
mi muovo nel già visto,
fra ciò che si nasconde,
nell'inevitabile infrangersi
delle pallide illusioni
che rendono al cielo qualcosa di amaro.
Nei venti forti delle stagioni
che si vorrebbero trionfanti,
abitano dubbi, debolezze,
odori nauseanti
di città menefreghiste e sbadate,
noie incontenibili,
nebbie che confondono il cammino
ma anche gioie o impronte d'amore
che risanano gli umori dello spirito.
Verso quali stanche o nuove verità
dovrò volgere il timone della ragione
solcatore dei giorni troppo brevi,
per non sparire nella polvere
degli anni rumorosi?
Ci sono solchi profondi
come burroni senza fine
e vecchi boschi sopra cui non batte il sole,
dentro ai quali si cerca di seguire
orme stabili e sicure;
si cercano spiragli luminosi
e tracce di speranza trasparente.
Il mio volo, sarà abile
come quello dell'aquila
nelle chiare azzurrità pacifiche?
Per testare le mie capacità
dovrò accendere le luci di scena
e recitare bene l'esistenza.
Il passo altalenante
dell'uomo incerto
ha sempre fatto e fa paura.
©
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L'autore
Giuseppe Morelli
Scrivere mi aiuta a mettere in chiaro me stesso, a risanare gli equilibri; è la dimensione congeniale in cui piace perdermi... per ritrovarmi.
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