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Riflessioni 21 marzo 2010 · lettura 2 min · 1511 letture

E piovono leggere, zàgare

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Cade una goccia tic, il mondo si arresta, tac, il mondo riparte. Gli attimi di vita congelati, spettatore del nulla danzante, ipnotizzano fiori stellati, invetrato su un singolo istante. Parlerò dell'attimo perduto che è ricordo ed immagini future, in un tempo forse si era conosciuto, ora è vento che riempie insenature. Quel vuoto della mente è mare eterno, è inconscio che sbatte per essere vita, è il desiderio di un sogno d'inverno, che mai in estate non scorga l'uscita. E' la lacrima che si arresta nella mente, nel dolore che i secondi hanno fermato perché il cuore la spedisca al suo mittente, impedendo che ti anneghi nel passato. Quel vuoto è il futuro dei sogni celati dalla mente di un bambino che è cresciuto, dietro gli occhi si proiettano i filmati di un destino che non si è mai posseduto. Così sottile una lama da incidere l'aria, allarga il dolore in prati di sangue, afferra l'amore che pulsa e non varia, se suonò d'immenso nell'attimo tacque. Destato da un sogno di fiori di arancio lo specchio riflette gli anni trascorsi, tampono da lucido con ansia lo squarcio il fiore del male, i mille rimorsi. E piovono leggere le zàgare ancora, in questo secondo che è stanco e muto, nel bianco riflesso che apre all'aurora, dimentico i sogni e ciò che è venuto. Lancetta che scocca, tic, s'inchioda la testa, tac, la nebbia si riapre.
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Fuori da qualsiasi cosa che sia normale. Solo tre parole: MEMENTO AUDERE SEMPER.

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