E piovono leggere, zàgare

Cade una goccia
tic,
il mondo si arresta,
tac,
il mondo riparte.
Gli attimi di vita congelati,
spettatore del nulla danzante,
ipnotizzano fiori stellati,
invetrato su un singolo istante.
Parlerò dell'attimo perduto
che è ricordo ed immagini future,
in un tempo forse si era conosciuto,
ora è vento che riempie insenature.
Quel vuoto della mente è mare eterno,
è inconscio che sbatte per essere vita,
è il desiderio di un sogno d'inverno,
che mai in estate non scorga l'uscita.
E' la lacrima che si arresta nella mente,
nel dolore che i secondi hanno fermato
perché il cuore la spedisca al suo mittente,
impedendo che ti anneghi nel passato.
Quel vuoto è il futuro dei sogni celati
dalla mente di un bambino che è cresciuto,
dietro gli occhi si proiettano i filmati
di un destino che non si è mai posseduto.
Così sottile una lama da incidere l'aria,
allarga il dolore in prati di sangue,
afferra l'amore che pulsa e non varia,
se suonò d'immenso nell'attimo tacque.
Destato da un sogno di fiori di arancio
lo specchio riflette gli anni trascorsi,
tampono da lucido con ansia lo squarcio
il fiore del male, i mille rimorsi.
E piovono leggere le zàgare ancora,
in questo secondo che è stanco e muto,
nel bianco riflesso che apre all'aurora,
dimentico i sogni e ciò che è venuto.
Lancetta che scocca,
tic,
s'inchioda la testa,
tac,
la nebbia si riapre.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!