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Impressioni 14 aprile 2010 · lettura 1 min · 1489 letture

Domani

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Dormi stremata sul mio letto sfatto mentre accarezzo i tuoi capelli scuri, mi nutro, sfiorandoti, solo del tatto di un mero ricordo sperando che duri. Una stanza che sembrava gigantesca è uno spazio claustrofobico e svanito, era pioggia d'estate breve e fresca è la quiete del timore che è sparito. Fuori da quì ci sono... il cemento e l'asfalto, e non conosco il tuo viso al mattino. Non è che lo slancio che precede il salto ma è tesa la corda di questo violino Le lentiggini che ti illuminano il viso, sono irradiate dall'alba che filtra leggera. Ritraggo le mani osservando il sorriso di un sogno legato a follie della sera.
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Fuori

Fuori da qualsiasi cosa che sia normale. Solo tre parole: MEMENTO AUDERE SEMPER.

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Commenti (1)

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Giorgia Spurio14 aprile 2010

quell'immagine, di lei stesa sul letto, i suoi cappelli scuri accarezzati, e l'uomo che si nutre solo del tatto sfiorato, simile ad evanescenza, a un ricordo mero che si spera duri. e nell'attesa di un fermo che si ferma la stanza che era grande, si in amore era gigantesca, e nei dubbi torna sempra, claustrofobica, svanita. così come la pioggia d'estate che all'improvviso sparisce con la quiete del timore. fuori, oltre la pioggia, oltre la finestra, solo asfalto e cemento, e lì non si conosce più il viso di colei che è amata. amore che si tende come corda di violino. eppure si ricordano le lentiggini del suo viso, e l'alba che le irradiava. solo un sogno? di quel sorriso così intangibile,"ritraggo le mani",legandole ancora alle "follie della sera"