Domani
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quell'immagine, di lei stesa sul letto, i suoi cappelli scuri accarezzati, e l'uomo che si nutre solo del tatto sfiorato, simile ad evanescenza, a un ricordo mero che si spera duri. e nell'attesa di un fermo che si ferma la stanza che era grande, si in amore era gigantesca, e nei dubbi torna sempra, claustrofobica, svanita. così come la pioggia d'estate che all'improvviso sparisce con la quiete del timore. fuori, oltre la pioggia, oltre la finestra, solo asfalto e cemento, e lì non si conosce più il viso di colei che è amata. amore che si tende come corda di violino. eppure si ricordano le lentiggini del suo viso, e l'alba che le irradiava. solo un sogno? di quel sorriso così intangibile,"ritraggo le mani",legandole ancora alle "follie della sera"
