A mia madre
Nella mano tua
poema di tempi antichi
di albe buie di fatica
dove illusioni e speranze
allineavano ai giorni le notti
e il tuo Dio a volte ti cullava
a volte di te pareva scordarsi,
tanto Amore con così scarse parole
parevano a me, bimbo insipiente,
ben poca cosa...
ora son qui
e tu mi consoli ancora una volta
e hai pietà
di un figlio che
occhi al cielo
ti chiede perdono.
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L'autore
primaverello
tra varie amenità sconcertanti la vita ogni tanto ti presenta il conto...ti guardi nelle tasche....cerchi....e ti accorgi,tra stupore e sbigottimento,ti avere delle vecchie lire...ricordi?....non valgon più nulla......
Commenti (2)
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RaggiodiSole29 aprile 2010
Indubbiamente la mamma è sempre la mamma e oltre che alle delicate, soffuse parole, tenere come gocce di rugiada sui petali di rosa in una mattina di Maggio, indice ne è anche l'inusuale lunghezza della Poesia, indice dell'Amore che provi per Lei. Bella e sentita, quasi fosse una preghiera, oltre che una Poesia.
Anna Elvira Cuomo29 aprile 2010
E' calda questa poesia, sembra che tu, ora voglia cullare lei

