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Amore 19 maggio 2010 · lettura 1 min · 2980 letture

Zahir

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Stefania Cirillo 19 poesie pubblicate
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Nel languido assopir della sera alzo lo sguardo al ciel prima che annera. Brilla nel manto, quasi corvino l'unica stella che sparirà al mattino. E Morfeo tarda il suo solito apparir forse indaffarrato o costretto tra altre braccia pronte al dormir. Un battito di ciglia come ali scalza qualche goccia allontanando i miei mali. Cuore mio, mi fai gran pena non trovi pace e il capo tuo feroce si dimena. Pensieri di brace il tuo capo arroventa scarlatte parole che le tue labbra lamenta. Anima mia, errante vai tremi la paura di non avere il suo cuore mai. Come rimbomba, come echeggia quel nome dolcissimo che nella tua alma aleggia. Rimango sveglia, io voglio sentir il nome del mio amato il nome del mio Zahir.
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Zahir è un termine arabo proveniente dal verbo trilittero "thahara" ossia "essere ovvio". In alcuni casi può assumere l'accezione di "imporsi", "venire a conoscenza". Secondo lo scrittore Jorge Luis Borges, l'idea dello Zahir viene dalla tradizione islamica, e si ritiene sia nata intorno al XVIII secolo. Zahir, in arabo, vuol dire visibile, presente, incapace di passare inosservato. Qualcosa o qualcuno che occupa a poco a poco il nostro pensiero, s'impossessa della mente fino alla santità o alla follia.

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Stefania Cirillo
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