Quando la signora comincia a suonare
Esistono pomeriggi lunghi, apatici,
vuoti come le tasche di pantaloni sdruciti
che quando la signora comincia a suonare
si colmano di incorporea sostanza melodiosa.
L'abbraccio solido delle mura domestiche
a cui è incatenata da tempo,
crolla lasciando spazio ad uno spazio
ben più esteso di un cortile e qualche pianta.
Un mondo nascosto gira attorno alla sua musica.
Sposi novelli ricamano il futuro nella seta
e nella sala dove i corpi si fondono alla danza,
giovani coppie di amanti innamorati
ruotando come ventagli nella pista
disegnano semicerchi immaginari.
Collocata in una pagina precisa di un trascorso
la tristezza di un'amicizia terminata
risuona fra le note di un arpeggio sconsolato.
Nella forza di un violino suonato con vigore
la tempesta che riposa in una cassa
si solleva assieme a petali di viole e fili d'erba.
Assieme alle chiavi di sol e vecchi spartiti
si trovano chiavi di portoni e nascondigli
che quando la musica finisce, scompaiono;
si tramutano in illusioni non più sobrie
che scorrono fra un bicchiere e l'altro
di una qualsiasi cosa che si ingolla,
si sollevano, attraversano il vetro
e vanno oltre la finestra chiusa;
volano come sciami di lucciole ebbre
in una calda serata estiva
che dirette verso la porta segreta
di una fantasia vagabonda,
svaniscono dentro a bagliori di evanescenza.
©
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L'autore
Giuseppe Morelli
Scrivere mi aiuta a mettere in chiaro me stesso, a risanare gli equilibri; è la dimensione congeniale in cui piace perdermi... per ritrovarmi.
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