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Uomini 15 giugno 2010 · lettura 1 min · 2310 letture

Epìloghi

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Francesco Fabris Manini 341 poesie pubblicate
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Quanti vecchi in attesa, sulle panche d'osteria, con vizi spenti e labbra rubizze che paion vino senza l'allegria; e quanti a braccia giunte attendono a struscio i passi, incerti gli occhi all'aria, fissi e ciechi sulla pietra, per non guardare il cielo; e quanti, dietro tronchi e bòssi, scrutano nascosti gli infantili sorrisi, per piangere in silenzio i loro sorrisi; e quanti parlano e fan gesti, stringendo lacci di cani a fianco, come mani di amici, per giungere assieme al desco della cena; e tutti ristanno ai tocchi di campana per riconoscere compìeta da un altro giorno dell'attesa.
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Ci accorgiamo poco di loro e basta poco per accorgersene12 dicembre 2010
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L'autore
Francesco Fabris Manini

Sono nato nell'immediato dopoguerra e la cronaca della mia vita mi vede risiedere, in tempi e circostanze diversi,in più luoghi geografici e culturali.Soprattutto il Veneto,la Toscana e la Lombardia dove attualmente risiedo.I miei studi primari sono classici (Liceo) e filosofici (Università di Firenze). Amo le mie fig

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Commenti (9)

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Raggioluminoso15 giugno 2010

L'epilogo! Prima o poi per tutti. Molte sarebbero le considerazioni in riferimento a questa profonda riflessione stilata in modo mirabile. Vi sono molte ragioni per cui i passi vengono trascinati sempre nell'attesa del sucessivo rintocco di campana. La società non aiuta in modo sereno. Gli anziani sono emarginati nel mondo dove esiste solo il dio denaro e vige solo la validità della produttività e le persone anziane si rendono conto di essere solo un peso, perché come tali sono trattate. In questo modo, davanti a loro, nessun sogno. Eppure molto si potrebbe fare per dar quella giusta allegria al vino. Una lirica molto ben stilata, entra nel cuore del lettore. Molto apprezzata.

Daniela Pacelli15 giugno 2010

Bellissima questa considerazione che vede l'uomo alla fine del suo tempo. uomini seduti al bar, a parlare dei tempi andati, dei ricordi di gioventù. Scrivi bene ed ogni poesia cisi sofferma sui singoli bersi per volare. Applausi!

Aldo Bilato15 giugno 2010

Super!... una riflessione in stesura magistrale... del viver e del nostro tempo... che ci è dato... e lo spaccato che ne fai... è veritiero e tristemente condiviso... così è... se vi pare... cià.

Silvia De Angelis15 giugno 2010

Lessico particolarmente elegante e raffinato in una lirica che si sofferma sugli ultimi respiri di persone molto grandi di età, intristite dai ricordi di gioventù e che osservano, quasi con rammarico, l'esplodere della vita nella fanciulezza da molto, per loro, dimenticata... triste attesa, ora, di colei che rapirà il loro ultimo respiro... Lirica gradita, molto piaciuta ed apprezzata

Calogero Pettineo15 giugno 2010

versi di una particolarietà molto piacevole in cui si decanta la vecchiaia che mesta rivede in altri la proprio gioventù. nei gesti abitudinari del trascorrere dei giorni ii suono delle campane scandiscono i giorni. molto bella.

Moreno il Duca15 giugno 2010

una considerazione che sa di vero, l'uomo che si racconta al bar con gli amici i tempi corsi via in un battito di ciglia i ricordi forse sbiaditi stupenda apprezzata

Danielinagranata15 giugno 2010

Un ritmo lento e riflessivo accompagnato da un malinconico sentire pervade questa bellissima poesia molto intensa e suggestiva

Nadia Mazzocco17 giugno 2010

Bella davvero, fanno riflettere assai questi versi, scritti con uno stile molto pregevole, letta con molto piacere

Nadia Mazzocco17 giugno 2010

Bella davvero, fanno riflettere assai questi versi, scritti con uno stile molto pregevole, letta con molto piacere