717 lettori online · 362.151 poesie · 7.567 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Amore
Amore 21 giugno 2010 · lettura 2 min · 2781 letture

Pelagus Veneris (Pallas)

F
Francesco Grossi 13 poesie pubblicate
+ Segui
Nel sempiterno penare della mia negletta vita, Smagai d'in su al pelago delle tue aulenti sponde. Vezzose, le tue sembianze ch'io con lubrica scorsa rammirai, d'aprico luminescenti, aspersi il mio soave e lieto ammanto coll'empio mio rimirar delle accorte adorne tue membra. Nequizia fosti dei miei fausti attimi, diramati nella venusta tua mente. Connubii di Pallade, nei Rubini adamantini del mio ostello esacerbai nelle dovizie perigliose del tuo cor flebile, nel Gaudio dello scalpitar degli effluvi rifulgenti nelle vereconde orme. Sgorga, o, sangue dal mio trafitto ventre alla Patria mia, nella quale giacqui cessando le mie adirate spoglie arboree. I tuoi Pelaghi di Venere, con mani floreali li tansi, dalle tue voluttuose membra inacerbite, imbesuito per la gota rubra, e il crine della arruffata, ammiccante ancella. Oh vittrice Diva, arreca al porto quiete le mie naufragate, depauperate membra in altrui loco. Il piagnisteo della mia crocifissa trafitta vita, per decantar i tuoi gracili, letiziosi, carmi. Giocondità non vidi, in mia indarna puerilità. Il morbo del doglio che d' ira m'intrise, allorquando ignuda appostai la mia anima nelle efferande tenebre di Dite, l'ignoto misfatto, della vittrice sdegnosa di doglio candore, strepitò, in morte la mia tacita matrice riva . Indegna umana sorte pervenisti, letizia non ode se non grinza di viltà con la dolce armoniosa lira. Divagai taciturno nel vespro presso la via dei Tartari asperso poiché remotissima fosti e, me con incauta luce rimirasti. Or ti tansi, or mi tinsi di quel ch'io mai fui nella mia lauta, depauperata taverna. Quel dì il giacente anfratto della puerile imago contaminata, trasumanò nel naufragio inabissato per cotanta mirabilia che tutto move nelle reliquie smarrite dei frondi di Nettuno. Arcano e voce, oh, tenaria Diva e la silente riva nella umana inasprente divina .
♥ 0 💬 0
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

La Letiziosa ancella della negletta mia vita, del mar Resuscitato, ai Rubini malevoli delle Fallaci memorie del nocumento, nel trastullo d'un meriggio, nel vespro procelloso dell'animo, della rimurginante mia mente, foggiò l'epigrafe delle membra sue, icastiche. A piè delle mie "Venerationes animi", rinvenne. Nei dì,ci ramifica la agnizione della nostra magnanima vita è l'astro irto delle foglie nostre, arboree squamose di gelo.

F
L'autore
Francesco Grossi

Mi chiamo Francesco Grossi ho diciotto anni,vivo in Rosarno(Rc).Nacqui,in quel di Scilla,con l'armonia delle Vergini Greche,con le cinta fortificate dal castello,in codesto loco vidì l'alba il 12 Settembre 1991.Vissi dal quel dì una irta e aspra vita sin dalla puerile età.Vita contaminata da asperità e da eventi che in

Tutte le opere →

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!