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Riflessioni 15 luglio 2010 · lettura 2 min · 1035 letture

Italiae (Per L'Italia)

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Francesco Grossi 13 poesie pubblicate
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Enumero e tango le tue orme infinitesime, serva, depauperata nostra Italia, Agnello di immolazioni, sacrifici di stirpi equanimi, per l'adamantina, sodale devozione d'animo . A cavallo dei secoli, fosti la matrona allevasti popoli dei popoli, nei secoli per i secoli. Obliterata, dalla negligenza palese abiurante dei fallaci capi. All'arme, sui fruttiferi tuoi Annali, del ramingo acredine, veggo, degli avi i loro simulacri arsi sulle nostre contumacie d'indegno tempo. Di nostri ignobili piagnistei il sangue tremulo non chioma, il vaneggiar delle giubilate d'un tempo, nel quale costoro nelle guitte taverne trascrissero del loro reo tempo. Nelle fauste nostre pietrose membra riveggono le loro bellicose virtù, Non d'asperse belliche, di lenoni popoli la nostra terra si duole? Scorri perpetuo sugli oramai estinti opulenti sepolcri, Oh, sanguine di patria nostra, sui nostri gnorri tamerici, che di compianto s'enalluminano i seni formosi della nostra lauta patria d'antiquato novizio. Alcun propugna te, che fosti, loco dei pelaghi di Nettuno e, del rigoglio d'Acheo naviglio. Tu che di Lavinia, fosti la premura, della lira l'ara, arcigna, ove smarrita è, se non nelle vetusche carte, la gloria ora restia? Su ferro e calce d'alma di rifulgente luce e cor, ai posteri, la nomea donde effige fosti degli arcinoti dardi delle tue morenti memorie d'ogne tempo. Cordoglio, rammento in patria di dolor, perigli con venturo nume, fomento.
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Per L'Italia patria di "Iustitia, Philosophia, Bellum Virtutes",e, ora nel nostro guitto e Reo arso tempo"patria d'antiquato novizio, cordoglio, rammento, periglio nelle candide mani dei poco allettanti posteri foreggiati dagli avi, per i medesimi i quali erano di buzzo buono effluviati di "venturo nume fomento".

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L'autore
Francesco Grossi

Mi chiamo Francesco Grossi ho diciotto anni,vivo in Rosarno(Rc).Nacqui,in quel di Scilla,con l'armonia delle Vergini Greche,con le cinta fortificate dal castello,in codesto loco vidì l'alba il 12 Settembre 1991.Vissi dal quel dì una irta e aspra vita sin dalla puerile età.Vita contaminata da asperità e da eventi che in

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Commenti (1)

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Loreta Salvatore10 settembre 2010

Ode che ricorda lo stile manzoniano, passione civile, memoria. Elementi che permeano il testo in un percorso storico che evoca gli eventi portanti della nostra civiltà.Immagini e miti arricchiscono il livello contenutistico, richiamando al senso della Patria ed all'Unità affinché i posteri abbiano traccia di vetuste glorie e siano eredi della missione dei nostri avi: conservare il nostro passato e collocarlo in una progettualità futura. Il livello lessicale è elevato, neoclassico. Grazie Francesco per quest'opera che esalta la storia e per la tua abilità versificatoria.