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Amore 21 settembre 2010 · lettura 2 min · 2675 letture

Flumen Vitae

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Francesco Grossi 13 poesie pubblicate
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Flumen Vitae Nunzio, con tetro aere, placida orma calpestasti i campi sacrali, delle puerili Erinni, tonando con attonita perigliosa Etra, il tintinnio acre delle tue stimmate Saffiche, le quali il tuo letizioso deambulo, trassinavano con impeto rubre, vacazionando, la sua congregazione eterea cò i tuoi leggiadri nebulosi auletici, le quali raffermavan le auree sedenti del movere ammiccante. Aspasia, pervenisti sulle mie gracili ossa, le quali penanti perpetuano il loro subbuglio, sovvenendo alla tua Venerea venusta. Or, trasmigrando negli imperituri meandri alloquisco, con le tue audaci membra leggiadre, le quali rinvigorir nel trastullo gaudente della miserrima contemplazione sfuggente dell'animo mortale, nell'effimera nequizia della vita, confanno . L' incommensurabile tedio affligge pur le Grazie d'Alcyone per la ridona Terra effige del mio pargolo d'ammanto che celermente langue la tua raminga ala d'augello neghittoso conspargendo i tuoi rubini del piagnisteo, nel carme d'un vespro acerbo. Augello, imperterrito svolazzi con virulenza nel mio insano ventre, quando ti avvistai mi volsi smagando, per il mio ramingo fato il quale mi asservii delle mie flebili ossa con la mente, stramazzare mi fece nella cocente procella, per la sudata tela, la quale porgea sul tuo goto aureo allorquando presso i Mani rinvenni, che compiangono con radenza costoro i quali ebbero la Fortuna del fato, defunsero. Tu Astro incorruttibile, enallumina le fallaci menti, con rigoglio per i tuoi amplissimi soavi dardi, gettati dalla matrice Dafnea la iniqua virulenza che il nostro ostello alletta, nelle malsane sue aringhe. Eros decanta, dal suo flebile flauto letizioso, di Elena costei, la quale alle capziose, truculente matrici la matrigna natura laudare fece. Quell'acume di lauta indarna matrice, giacque nei miei morenti dardi sulle tue armoniose labbra vereconde d'una Venere appassita alloquiva il nocumento novellamente quello ch'io di speme tinsi poscia in loco lugubre, il quale inesigibile permane in mia indarna puerile memoria, sull'ascia degli amori che defungono nel Fiume della vita.
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Nel Flumen Vitae, ci costellano amori "d'una indarna memoria puerile, che ci conducono presso "I campi e i fragorosi effluvii delle Erinni e di Etra, trassinandoci presso il regno cocente dei Mani ove vi è trascritto il nostro ramingo fato "D'Augello della vita, per la vita, nel Fluire degli amori che defunsero nell'infinito e lauto Fiume, tonando con placido e lieto aere il deambulo leggiadro dell'amor d'una venusta Venerea la quale coglie con dardi il flauto flebile d'Eros, con il quale decanta l'amor che ha trafitto il suo flebile ed insano ventre.

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L'autore
Francesco Grossi

Mi chiamo Francesco Grossi ho diciotto anni,vivo in Rosarno(Rc).Nacqui,in quel di Scilla,con l'armonia delle Vergini Greche,con le cinta fortificate dal castello,in codesto loco vidì l'alba il 12 Settembre 1991.Vissi dal quel dì una irta e aspra vita sin dalla puerile età.Vita contaminata da asperità e da eventi che in

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