La taverna del diavolo
Non c'è l'inizio della storia.
Non c'è l'insegna nel vicolo cieco della taverna del diavolo
e solo se hai in tasca un peccato puoi vedere la porta.
Io ci vado ogni volta che posso pagare.
La notte non finisce mai nella taverna del diavolo.
Babette dice che è orbo, Amanda dice che è solo.
Lui non lo vedi, ma puoi sentirlo respirare,
se appoggi l'orecchio alle crepe dei muri.
Non si fa credito alla taverna del diavolo,
si paga in contanti ed è sempre affollata.
Ci sono tutti i peccati a firmare l'ingresso,
meno i traditori che non possono entrare.
Nella taverna del diavolo dietro al bancone
c'è un poeta deforme che allunga il vino col fiele
e va ripetendo che non bisogna pentirsi,
se si vuole salvare la vita del bene.
Nella taverna del diavolo le sgualdrine non mancano.
Lizhette ha una sigaretta che non accenderà mai,
Adriana è triste di labbra, ma Lupe ride anche per lei
e io penso che le cattive compagnie siano sempre migliori.
C'è anche un ebreo alla taverna del diavolo,
che stizzito sfoglia le tombe degli avvocati.
Dice che hanno una luce malvagia negli occhi
e che dentro non dovrebbero entrare.
Si discute alla taverna del diavolo
su ogni intenzione buttata sulla strada del male.
Il santo bevitore si versa ancora del vino
e dice che il bene sta in fondo al bicchiere nascosto.
Qualche volta si vede anche Giuda alla taverna del diavolo
e racconta sempre la storia,
che lui non ha mai tradito,
ma solo obbedito ad un superiore ed avverso destino.
In piedi dorme il diavolo in cantina,
con un sogno d'amore nella gola sospeso
che non lo viene più a cercare, che non lo lascia respirare
e ha il triste sorriso dell'angelo caduto nel fuoco.
Non c'è la fine della storia.
Non ci sono mali grandi nella taverna del diavolo,
ma solo sete di uomini piccoli
e io ci vado ogni volta che posso pagare.
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L'autore
Floriano Fila
Il Nicaragua è terra di laghi, vulcani e poeti. Impossibile non sentire il bisogno di scrivere.
Commenti (1)
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C
Catello Apuzzo23 giugno 2010
Beh la presenza nella taverna del diavolo di persone di etnie diverse che vive nella stesso luogo è paragonabile allo scorrere dei nostri giorni. C'è connivenza di caos inteso come scambi culturali Alla fin fine non ci sono grandi mali, ma occorrerà un grande arcobaleno che unisca tutti i colori della pelle per una convivenza pacifica BRAVO!