Adios
Squisiti languori nel limo,
dal purpureo lucente di nymphaea
trasuda un furbetto cipiglio di rana.
L'anima che smuove le stagnati acque
trascende dal virtuoso che non vive,
bensì dal torbido calore di sotto agita,
noi piccoli viventi.
Sotto di un ponte,
adagiati fra foglie di robinia,
orme di lontre scappate al gelo invernale,
intrecciamo colli, omeri ed essenze.
Secondi o anni che sia, spalasti le vene:
crebbi, mutai, nutrito da carne e spirto tuo.
Gracida, sconquassa i rami e guizza!
Oh, adios mia regina, m'attardo un secondo
ancor'qui e bado ai tuoi eredi.
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