Asina vergogna
Vi diranno
mia eterna Musa
che la fragilità vi oscura
e vi rende asina per la vergogna.
Sottili parole giacciono
sulle vostre invenzioni capestri,
s'attorcigliano nella loro stessa povertà
rendendovi ancor più dubbiosa.
Non temete,
vi dico,
poiché arriverà l'esperto momento
a svelare i geroglifici.
Ad egli spetterà
un lavoro lento, faticoso
illuminato da una fioca lampada.
Tra i singhiozzi di luce
egli scoprirà l'essenza dell'arte.
Vi sono arti,
vi dirà,
che giocano con il corpo
altre che amano lo spirito.
Vi è l'arte dei controsensi
e quel mescolare dello strano sapore
che giunge fino agli occhi.
Ogni arte,
vi svelerà,
è presunzione
poiché desidera che qualcosa
prenda forma dal nulla
solo attraverso le mani
senza l'uso delle parole.
Or vero usi le parole
senza bisogno delle mani.
O ancora navighi
attraverso due corpi
senza null'altro.
Vorrei anch'io esser dotto
mia eterna Musa
per conoscere il vostro mescolare,
sapere se anche a voi commuove
portandovi alle stelle.
Vorrei assaggiare
le vostre più profonde arti
per trasmutare la presunzione
nel soffice riposare
che bacia la vostra bellezza.
Vorrei farvi mia
eterna Musa
ma sono asino per la vergogna
accecato dal buio della mia fragilità.
Eppure la mia libertà più grande
sta dentro la prigione che ci mescola
e ci porta fino ai nostri sguardi
e ci canalizza in un mondo ascetico
e crea arte
nel modo più assurdo.
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Crima
Commenti (1)
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Enio Orsuni10 luglio 2010
musa o non musa, ciò che hai scritto non è forse arte? un arte che tra metafore e stillicidio di pensiero, mi induce a togliemi il cappello e inchinarmi alla tua poesia!

