Rose orgogliose
Oggi la mia gabbia duole,
come se le loro spine avessero invaso il mio sterno.
L'uscio è così vicino e così distante
piccolo tanto da divenire invisibile.
Vorrei poterti guardare
filtrare da sotto l'imposta
fredda e sottile
un sussurro.
La primavera dietro quel vetro
pareva più calda
lieve ma quasi perenne
colorata come i fiori di magnolia.
Erano gl'occhi della fanciullezza
a renderla amante dei miei pensieri.
Persino l'inverno aveva il suo sapore selvatico
e il resto giocava con me, in mille forme.
Come ritrovare quell'ispirazione?
La freschezza della libertà, pur qui,
dentro la gabbia umana?
Solo tu, poesia, puoi fischiare dietro la porta
e illuminare lo spiraglio sotto l'uscio
portare fin qui il profumo delle rose pigre
che sorridono ancora, orgogliose.
Portami i miei ricordi, i miei giochi, i miei sogni
quella pienezza che mi faceva commuovere
e quel cielo pieno di tramonti
e nuvole dalle mille forme.
Vieni qui, vieni da me.
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