Un nome cancellato per tutti
Arrivò attaccato alla coda di una rivoluzione,
con un occhio più corto dell'altro
e alla testa alzata della sua vecchiaia.
Portava uno zaino gonfio di strade
e in tasca l'ultima lettera di un amore fuggito.
La sua casa aveva le finestre sbarrate
da un dolore reciso steso ad asciugare
e un pappagallo litigioso come padre guardiano.
I giorni si fermavano davanrti alla porta,
solo la notte entrava di nascosto a pregare.
A volte recitava la poesia imparata a memoria
di quando la morte camminava a squadroni,
di quando il vescovo lo uccisero sull'altare,
di quando l'inferno salì sulla terra
e della sua colpa d'essere vivo.
Parlava da solo, dritto in piedi sui ricordi
facendo i nomi dei morti e degli sconfitti,
nomi cancellati per tutti, nomi ricordati da nessuno.
Per loro cantava una canzone spagnola
che sapeva di Guernica e di Ebro,
che puzzava di vino e di pioggia rafferma.
Cantava con voce aspra di bandiera strappata,
con voce rimpicciolita dal tempo,
ma tenendo lunghe le note finali nel pugno.
Cantò fino a quando gli cadde la voce,
fino a quando si sbiadì nel silenzio,
senza il tempo per dirmi il suo nome.
Un nome che ora cammina
insieme a quelli cancellati per tutti,
un nome che ora riposa
ricordato per sempre da nessuno.
©
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L'autore
Floriano Fila
Il Nicaragua è terra di laghi, vulcani e poeti. Impossibile non sentire il bisogno di scrivere.
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