Al cantante
La tua voce graffiante
sprofonda in me, lontano
dal mio corpo, da quel che sono.
La tua voce sporca
imperfetta, mi risveglia
m'innamora di qualcosa
lontano da tutto
dalla carne, dalla gioia.
Mi bagna nel fiume della conoscenza
e poi m'asciuga
mi consola
mi calma.
Il tuo picchiarmi in testa
mi fa piccola piccola
e poi infinita.
Mi solleva e mi lascia cadere.
È l'imperfezione che s'ama.
La tua voce rauca, incomprensibile
mi parla sottovoce all'orecchio
per rendere sopportabile
il nero di queste lettere
per muovere la mia coscienza
così pigra sopra i sogni.
Che tu sia angelico o demoniaco
continua a cantare
come se ci potessimo salvare
dalla parole sconsiderate,
dai silenzi senza ragione.
Continua a cantare
e a picchiarmi in testa
e non lavare mai
la tua voce.
©
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